L’estate laziale si avvia alla conclusione intrecciando le ultime giornate di sole con le prime atmosfere dell’autunno. Questo momento dell’anno rappresenta una fase di transizione fondamentale per l’enogastronomia locale: la terra inizia a offrire frutti più ricchi e strutturati, mentre i borghi storici diventano lo scenario ideale per valorizzare prodotti agroalimentari tradizionali legati a doppio filo con la storia del territorio. Tra le province di Viterbo e Roma, l’ultimo fine settimana di agosto e l’inizio di settembre vedono protagonisti ingredienti simbolo della cultura contadina come il fagiolo di Sutri, il tartufo di Blera e l’uva pizzutello di Tivoli.
Il Fagiolo Bianco di Sutri e la Tradizione della Tuscia
Nel territorio di Sutri, comune situato lungo la via Francigena in provincia di Viterbo, la coltivazione dei legumi vanta origini antiche, favorite dalla natura vulcanica del terreno e dalla ricchezza di sali minerali del suolo tufaceo. Il fagiolo di Sutri, in particolare nella varietà regina o “borlotto di Sutri”, si distingue per la forma ovale, la buccia sottile e la consistenza cremosa della polpa dopo la cottura.
La manifestazione dedicata a questo prodotto si svolge tradizionalmente tra gli ultimi giorni di agosto e i primi di settembre. L’elemento distintivo dell’evento è l’ambientazione: le degustazioni e gli stand gastronomici vengono allestiti nel centro storico del borgo, sfruttando le caratteristiche cavità e cantine scavate direttamente nel tufo. Le ricette proposte valorizzano la semplicità della cucina contadina locale, come i fagioli lessati e conditi con olio extravergine d’oliva della Tuscia, le zuppe tradizionali con cotiche e le preparazioni in umido servite nei classici teami di terracotta.
Il Tartufo di Blera: Ricerca e Valorizzazione del Territorio
A pochi chilometri di distanza, sempre nell’area della Tuscia viterbese, il comune di Blera celebra un’altra risorsa eccellente dei propri boschi: il tartufo. La configurazione geologica del territorio di Blera, caratterizzata da vallate fluviali, altipiani tufacei e folta macchia mediterranea, crea l’habitat ideale per lo sviluppo di diverse varietà di tartufo, con una presenza rilevante del tartufo estivo (noto come scorzone) e delle prime cavature dell’inizio della stagione fredda.
La festa dedicata al tartufo a Blera nasce con l’obiettivo di promuovere la cultura della ricerca del tubero e la tutela dell’ambiente boschivo. Durante l’evento, il centro cittadino ospita percorsi enogastronomici dove il tartufo viene abbinato ai piatti della tradizione locale, quali le paste fresche fatte in casa (come i lombrichelli, tipico formato di pasta viterbese), le carni alla brace e le bruschette con pane di grano duro. La manifestazione pone un forte accento sulla filiera corta e sulla tracciabilità del prodotto raccolto dai cavatori locali.
L’Uva Pizzutello di Tivoli: La “Uva Corna” Tiburtina
Spostandosi nella provincia di Roma, la città di Tivoli vanta una produzione ortofrutticola unica nel suo genere: l’uva pizzutello, storicamente nota anche come “uva corna” per via della forma allungata, arcuata e acuta dei suoi acini. Questa varietà di uva da tavola, sia nella variante bianca sia in quella nera, viene coltivata sulle terrazze soleggiate e sui terreni calcarei che circondano il fiume Aniene e le pendici dei Monti Tiburtini.
La Sagra del Pizzutello rappresenta una delle ricorrenze più antiche di Tivoli. Il programma dell’evento celebra il legame storico tra la città e la viticoltura, trasformando il centro storico in uno spazio espositivo e di degustazione. I visitatori possono assaggiare i grappoli freschi appena vendemmiati, osservare le tecniche tradizionali di conservazione dell’uva e scoprire le preparazioni dolciarie locali. La forma peculiare dell’acino e la croccantezza della buccia rendono il pizzutello un prodotto iconico del patrimonio agricolo romano.
Transizione Stagionale e Identità Gastronomica
Le manifestazioni dedicate a questi tre prodotti evidenziano come la gastronomia di fine estate nel Lazio non sia soltanto una proposta turistica, ma un vero strumento di conservazione della biodiversità agricola e della memoria storica locale. L’incontro tra i frutti della terra e l’architettura dei borghi — dalle cavità tufacee della Tuscia fino ai vicoli di Tivoli — testimonia una continuità culturale che definisce l’identità del territorio.









