Viterbo e la vigilia di Santa Rosa

La data del due settembre rappresenta per la città di Viterbo una giornata di straordinaria intensità civile, storica e religiosa. Sebbene il celebre e spettacolare Trasporto della Macchina di Santa Rosa avvenga tradizionalmente soltanto la sera del tre settembre, è proprio nella giornata della vigilia che il centro storico medievale capoluogo della Tuscia vive i suoi momenti più intimi, identitari e ricchi di significato. La festa, la cui celebrazione principale è ufficialmente inserita nel patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO, richiama ogni anno migliaia di fedeli, cittadini e turisti attratti dalle solenni cerimonie storiche che anticipano il grande evento del giorno successivo. La giornata del due settembre prende il via con la tradizionale sfilata del Corteo Storico, una rievocazione minuziosa e dettagliata che attraversa le vie e le piazze del quartiere medievale viterbese. A questa manifestazione prendono parte centinaia di figuranti in costume che indossano abiti d’epoca fedelmente riprodotti, rappresentativi delle diverse fasi storiche e culturali attraversate dalla città nel corso dei secoli, dal Medioevo fino all’epoca del Rinascimento. Nel corteo sfilano i personaggi simbolo delle antiche cariche comunali e sociali della comunità: il Podestà, il Capitano del Popolo, i notai, i gonfalonieri, i soldati, i terziari francescani e i Priori. Particolarmente suggestiva e partecipata è la presenza dei cosiddetti “Boccioli di Santa Rosa”, bambine e bambini vestiti con abiti storici o con il saio francescano, che portano in dono ceste di rose alla patrona, simboleggiando la continuità del legame affettivo tra la popolazione locale e la giovane santa vissuta nel corso del XIII secolo. Il momento centrale e più atteso della giornata del due settembre è la Solenne Processione con la Reliquia del Cuore di Santa Rosa. Il cuore intatto della patrona viene trasportato dalla Cattedrale di San Lorenzo fino al Santuario a lei dedicato, scortato dal Corteo Storico, dalle autorità civili e religiose e da una rappresentanza ufficiale del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Questi ultimi, uomini vestiti nella caratteristica divisa bianca con fascia rossa legata in vita, saranno gli unici protagonisti del sollevamento e del trasporto della mole della Macchina la sera successiva. La processione del due settembre costituisce dunque un atto liturgico e comunitario di profonda devozione, durante il quale l’intera cittadinanza si stringe attorno al simbolo spirituale della propria identità urbana. Accanto alle cerimonie religiose e alle rievocazioni ufficiali, Viterbo offre nella giornata del due settembre un’atmosfera di festa arricchita da numerosi eventi collaterali, mostre fotografiche dedicate alla memoria del Trasporto, mercatini dell’artigianato locale e iniziative culturali organizzate nei vari quartieri antichi, come il celebre e ben conservato quartiere San Pellegrino. Visitare la città di Viterbo la vigilia del Trasporto consente di apprezzare al meglio il grande patrimonio monumentale del centro, tra cui spiccano il Palazzo dei Papi, la Cattedrale e le antiche mura medievali, vivendo da vicino l’attesa per una delle tradizioni popolari più affascinanti e coinvolgenti dell’intera regione Lazio.
Caprarola e la Sagra della Nocciola

Nel cuore della Tuscia viterbese, ai piedi dei Monti Cimini, il borgo di Caprarola trasforma la fine dell’estate in un momento celebrazione identitaria e valorizzazione territoriale. La Sagra della Nocciola rappresenta una manifestazione storica capace di intrecciare la vocazione agricola con la ricchezza monumentale del centro urbano. L’evento trasforma il tessuto cittadino in un palcoscenico a cielo aperto dove gastronomia, cultura e spettacolo convergono per raccontare il legame indissolubile tra la comunità e la propria terra. La valorizzazione della Nocciola Romana IGP La coltivazione del nocciolo costituisce la spina dorsale dell’economia agraria di Caprarola e dell’intero comprensorio dei Cimini. La festività nasce proprio per rendere omaggio al frutto simbolo della produzione locale: la Nocciola Tonda Gentile Romana, riconosciuta a livello europeo con il marchio di Indicazione Geografica Protetta (IGP) / DOP. Durante i giorni della manifestazione, la via principale del centro storico — la celebre “via Dritta” (Via Filippo Nicolai) — ospita percorsi enogastronomici dedicati all’eccellenza ortofrutticola. I produttori locali e i maestri pasticceri allestiscono stand dedicati alla degustazione di prodotti tradizionali e ricette innovative. Tra le preparazioni tipiche spiccano: L’evento offre ai visitatori un viaggio sensoriale diretto alla scoperta delle proprietà organolettiche di questo frutto, evidenziando il lavoro di filiera che parte dalle piantagioni e giunge alla trasformazione alimentare. La sfilata dei carri allegorici e la tradizione popolare L’elemento di maggiore attrazione folkloristica della Sagra della Nocciola è la spettacolare sfilata dei carri allegorici. Realizzati con maestria dalle maestranze locali e dai comitati festeggianti, i carri sfilano lungo il corso del paese accompagnati da gruppi mascherati e bande musicali. La parata si distingue per la creatività delle scenografie e per il coinvolgimento corale della popolazione. Lungo il tragitto del corteo, secondo una consuetudine consolidata negli anni, le comparse sui carri distribuiscono al pubblico nocciole tostate e dolci tipici, trasformando la sfilata in una festa collettiva di condivisione. Palazzo Farnese: arte e cultura nel cuore del borgo La Sagra della Nocciola non si limita alle celebrazioni culinarie e folkloristiche, ma costituisce un’occasione per riscoprire il patrimonio storico-artistico di Caprarola. Dominatore assoluto del paesaggio urbano è il Palazzo Farnese, una delle più imponenti dimore rinascimentali d’Europa, progettata dall’architetto Jacopo Barozzi da Vignola nel XVI secolo. Durante i giorni della festa, il palazzo e i suoi rinomati giardini all’italiana rimangono accessibili ai visitatori attraverso visite guidate ed eventi culturali. Il piazzale antistante la struttura monumentale e gli spazi interni ospitano spesso concerti, spettacoli serali e rievocazioni storiche che mettono in risalto l’architettura pentagonale dell’edificio e la ricchezza degli affreschi manieristi custoditi nelle sue sale. Sintesi della manifestazione Elemento Dettagli storici e culturali Località Caprarola (VT) – Monti Cimini Prodotto Celebrazione Nocciola Tonda Gentile Romana (IGP / DOP) Periodo di Svolgimento Fine agosto / Primi giorni di settembre Attrazioni Principali Sfilata dei carri allegorici, percorso gastronomico lungo Via Nicolai, degustazioni guidate, visite a Palazzo Farnese.
I sapori contadini della tradizione laziale

Il patrimonio enogastronomico del Lazio affonda le proprie radici in una cultura agro-pastorale schietta e legata alla terra, capace di trasformare ingredienti essenziali in ricette d’eccellenza. Attraverso la geografia della regione, la cucina povera della tradizione si rivela un mosaico di identità locali: dai pascoli montani dell’Alta Valle del Tronto alle colline della Ciociaria, fino ai butteri della Maremma laziale. Le sagre di Grisciano, Serrone e Farnese rappresentano tre tappe fondamentali per scoprire questa ricca eredità culinaria. Grisciano (RI): La patria dell’antenata dell’Amatriciana Nella provincia di Rieti, al confine con le Marche e nell’incantevole scenario dell’Alta Valle del Tronto, si trova Grisciano, una piccola frazione del comune di Accumoli. Questo borgo rivendica con orgoglio la paternità della Gricia, considerata storicamente la diretta antesignana della celebre Amatriciana, nata ben prima dell’introduzione del pomodoro nelle cucine europee. Ogni anno, nel mese di agosto, la Sagra della Gricia richiama appassionati e visitatori per celebrare una ricetta la cui semplicità richiede un rigore rigoroso nella scelta degli ingredienti locali: La festa trasforma la frazione in un punto di incontro tra memoria storica e valorizzazione delle materie prime della valle. Serrone (FR): Il Cesanese DOCG e le cantine della Ciociaria Spostandosi a sud, sulle pendici del Monte Scalambra nella provincia di Frosinone, il comune di Serrone è una delle patrie d’elezione del Cesanese del Piglio DOCG, l’unico vino rosso della regione ad aver ottenuto il massimo riconoscimento di tutela controllata e garantita. Durante la storica Sagra del Cesanese, che si tiene tradizionalmente a fine estate, il centro storico di Serrone si anima con l’apertura delle antiche cantine scavate nella roccia o ricavate sotto i palazzi d’epoca. Il percorso enogastronomico permette di degustare questo vino strutturato, caratterizzato da note di frutti rossi e spezie, abbinato ai piatti forti della Ciociaria: Tra sfilate di costumi d’epoca ciociari, musica popolare e degustazioni guidate, Serrone celebra la cultura vitivinicola che da secoli caratterizza l’economia e l’identità del borgo. Farnese (VT): L’Acquacotta e la memoria maremmana Nell’estremità nord-occidentale della Tuscia viterbese, al confine con la Toscana, il paese di Farnese custodisce la memoria della transumanza e dei butteri attraverso la Sagra dell’Acquacotta. Questa preparazione è l’emblema per eccellenza della “cucina di recupero” maremmana. L’Acquacotta nasceva come pasto caldo dei mandriani e dei lavoratori dei campi, i quali utilizzavano gli elementi semplici raccolti nel territorio circostante: La manifestazione a Farnese offre un’immersione nei sapori schietti di una volta, affiancata da mostre e visite nell’area naturalistica della Selva del Lamone. Mappa dei sapori tradizionali del Lazio Località Provincia Prodotto o Piatto Celebre Caratteristica della Tradizione Grisciano (Accumoli) Rieti La Gricia Ricetta pastorale con guanciale e pecorino, antenata senza pomodoro dell’Amatriciana. Serrone Frosinone Cesanese del Piglio DOCG Vino rosso autoctono ciociaro celebrato con l’apertura delle antiche cantine del borgo. Farnese Viterbo L’Acquacotta Zuppa povera maremmana a base di verdure di campo, pane raffermo e olio EVO della Tuscia.
Ferragosto tra acque e fede nel Lazio

Nel territorio del Lazio, la solennità di Ferragosto non rappresenta soltanto una ricorrenza legata alle vacanze estive o alla classica scampagnata, ma costituisce un momento di profonda riflessione spirituale e di identità storica. Per le comunità che popolano le aree costiere del Mar Tirreno e le sponde dei laghi di origine vulcanica, la Festa della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo diviene un’occasione in cui la sacralità si intreccia con l’elemento liquido dell’acqua. Attraverso liturgie solenni, cortei navali e suggestive illuminazioni notturne, il litorale laziale e la Tuscia viterbese trasformano la notte e il giorno di metà agosto in uno scenario colmo di tradizione e devozione popolare. Fiumicino (RM): La solenne Processione a Mare e il tributo ai Caduti Nel comune costiero di Fiumicino, l’evento centrale del 15 agosto è rappresentato dalla tradizionale Processione a Mare dell’Assunta. Quest’appuntamento religioso e civile richiama ogni anno l’intera comunità cittadina, unendo le autorità locali, i fedeli e le famiglie dei pescatori. La celebrazione prende avvio con l’uscita della statua della Madonna, la quale viene trasportata dalla chiesa parrocchiale e scortata in corteo fino al canale navale. Qui avviene il momento solenne dell’imbarco dell’immagine sacra su un peschereccio prescelto. La “barca ammiraglia”, scortata dalle motovedette della Guardia Costiera, delle forze dell’ordine e da numerosi pescherecci e natanti privati decorati per l’occasione, prende il largo verso il punto in cui si trova la statua della Madonnina subacquea. Giunti al largo sul mare Tirreno, si compie il gesto più toccante della commemorazione: gli Scout e i rappresentanti delle istituzioni procedono al lancio di una corona di alloro nelle acque. Questo rito è rivolto a rendere omaggio alla memoria di tutti i caduti del mare, ricordando il sacrificio e la dedizione di coloro che hanno perso la vita nel lavoro marittimo o nel servizio. L’imbarco e il solenne tributo rappresentano un legame indissolubile tra la comunità di Fiumicino e il proprio mare, vissuto sia come risorsa di vita sia come luogo di ricordo. Marta (VT): La magia della processione “aux flambeaux” sul Lago di Bolsena Spostandosi nell’Alta Tuscia, la sera della vigilia di Ferragosto (il 14 agosto), il borgo di Marta, situato lungo le sponde del Lago di Bolsena, diviene teatro di un rito notturno di forte impatto visivo e raccoglimento: la processione “aux flambeaux” in onore della Madonna Assunta. A differenza delle tradizionali manifestazioni diurne, questo evento si svolge nell’oscurità serale. Le vie del paese e l’intero tratto del lungolago vengono illuminati dalla luce calda di migliaia di lumini e fiammelle disposti per l’occasione. Durante lo svolgimento del corteo religioso, la statua dell’Assunta sfila accompagnata dai membri della Confraternita locale, dalla popolazione e dalle note eseguite dal corpo bandistico cittadino. L’atmosfera del lungolago di Marta viene arricchita dai riflessi delle luci sulle acque calme del bacino lacustre di Bolsena, creando un ambiente suggestivo che unisce la liturgia mariana alla bellezza naturale del paesaggio vulcanico. Isola di Ponza (LT): La festa dell’Assunta e le tradizioni culinarie a Le Forna Nella provincia di Latina, l’Isola di Ponza celebra la ricorrenza di Ferragosto in modo solenne, in particolare presso la frazione di Le Forna e presso la Chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna dell’Assunta. La giornata del 15 agosto si apre al mattino con il suono a festa delle campane dell’isola e le marce eseguite dalla banda musicale. Dopo le diverse celebrazioni liturgiche previste nel corso della giornata, nel tardo pomeriggio ha luogo la solenne processione che vede la statua della Vergine percorrere le strade dell’isola per poi proseguire con il passaggio e la benedizione via mare. La sfilata delle imbarcazioni lungo la costa evidenzia la vocazione marittima degli abitanti di Ponza. La serata si conclude tradizionalmente con intrattenimenti musicali e con lo spettacolo di fuochi d’artificio pirotecnici che illuminano il cielo notturno dell’isola. Alla festa religiosa si affianca la valorizzazione delle risorse gastronomiche locali. Subito dopo la ricorrenza mariana, il 16 agosto si svolge la consueta Sagra del Pesce (pesce azzurro), un momento di convivialità comunitaria in cui vengono proposte le preparazioni ittiche tipiche della tradizione marittima ponzese. Quadro riassuntivo degli eventi Località Tipologia di acqua Data principale Elementi caratterizzanti del rito Fiumicino (RM) Mar Tirreno 15 Agosto Imbarco della statua dell’Assunta su peschereccio e lancio della corona d’alloro in memoria dei caduti. Marta (VT) Lago di Bolsena 14 Agosto Processione serale “aux flambeaux” con vie e lungolago illuminati da migliaia di lumini. Isola di Ponza (LT) Mar Tirreno (Frazione Le Forna) 15–16 Agosto Processione via terra e mare, spettacoli pirotecnici e successiva Sagra del Pesce Azzurro.
La Tradizione nel Piatto: Torna la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu

A Ciciliano, caratteristico comune della città metropolitana di Roma Capitale, il mese di luglio si accende nel segno della gastronomia e della memoria comunitaria. Dal 10 al 12 luglio, il borgo ospita uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu. L’evento, interamente dedicato alla valorizzazione del tipico raviolo locale fatto rigorosamente a mano, rappresenta un momento di fondamentale importanza per la salvaguardia delle radici culturali ed enogastronomiche della zona dei Monti Prenestini. Un’Eredità Culinaria Custodita nel Tempo Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato proprio dal raviolo ciciglianegliu. Non si tratta di una semplice pasta ripiena, ma di un vero e proprio simbolo identitario. La produzione di questo piatto segue un disciplinare non scritto, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese. La preparazione richiede una maestria artigianale che si esprime fin dalla sfoglia: questa deve essere tirata con pazienza per raggiungere lo spessore ideale, capace di contenere il ricco ripieno senza rompersi durante la cottura. Gli ingredienti utilizzati per la farcitura e per il condimento riflettono l’economia agricola e pastorale della zona, legata a sapori genuini, formaggi locali ed erbe aromatiche. Durante i tre giorni di festa, le sapienti mani delle sfogline locali si mettono all’opera per garantire una produzione che rispetti in tutto e per tutto gli standard della tradizione storica. Il Programma e l’Esperienza nel Borgo La sagra si articola nell’arco di tre serate in cui il centro storico di Ciciliano si trasforma in un grande ristorante a cielo aperto. I visitatori hanno l’opportunità di degustare il raviolo tipico all’interno di un contesto che unisce il piacere del palato alla scoperta del patrimonio architettonico locale. Elementi Cardine dell’Evento: L’affluenza di pubblico, che storicamente coinvolge sia gli abitanti dei comuni limitrofi sia i turisti provenienti da Roma, dimostra come la combinazione tra buon cibo e valorizzazione del territorio sia una formula vincente per il turismo sostenibile e di prossimità. Ciciliano: Una Cornice Ricca di Storia Partecipare alla sagra offre anche l’occasione ideale per scoprire Ciciliano. Situato su una collina che domina le valli circostanti, il paese vanta origini antiche, legate alle popolazioni degli Equi e alla successiva epoca romana. Il centro abitato è dominato dal maestoso Castello Theodoli, una fortezza che testimonia il passato medievale e feudale del borgo. Passeggiare tra i vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette del centro storico permette di fare un vero e proprio salto nel tempo, rendendo l’esperienza della sagra un percorso culturale completo che va ben oltre la sola dimensione culinaria. L’Importanza della Filiera Corta e della Comunità Il successo della Sagra del Raviolo Ciciglianegliu risiede nella stretta collaborazione tra i produttori locali, le associazioni del territorio e l’amministrazione comunale. Questo sforzo collettivo garantisce l’impiego di materie prime a chilometro zero, sostenendo l’economia locale e promuovendo un modello di consumo consapevole. Il raviolo diventa così un ambasciatore del territorio, in grado di raccontare, attraverso il suo sapore, la storia, la geografia e l’anima di Ciciliano.
Viterbo nel Tempo: Ludika 1243

Il quartiere medievale di San Pellegrino, a Viterbo, è un gioiello architettonico che già in un normale pomeriggio di sole sembra fermo al Duecento. Ma c’è un momento dell’anno in cui l’illusione diventa assoluta, le lancette della storia tornano indietro di secoli e i vicoli in pietra si popolano di figure d’altri tempi. Nel 2026 l’appuntamento si rinnova: torna Ludika 1243, la manifestazione che trasforma il cuore della città papale in un palcoscenico a cielo aperto dove la storia si fonde con il gioco, l’interazione e la fantasia. Non si tratta della classica e austera rievocazione storica da guardare da dietro una transenna. Il format di Ludika, da sempre, mette al centro lo spettatore, rendendolo parte attiva di un grande racconto collettivo, ideale sia per gli appassionati di cultura medievale sia per le famiglie in cerca di un weekend fuori dal comune. Il Contesto Storico: Perché il 1243? Il nome dell’evento non è un numero scelto a caso. Il 1243 rappresenta un anno cruciale per la storia di Viterbo. Fu l’anno in cui la città subì il celebre assedio da parte delle truppe imperiali di Federico II di Svevia. La resistenza dei viterbesi rimase epica, e la manifestazione celebra proprio quello spirito, ma lo fa attraverso la lente della leggerezza, della cultura e, soprattutto, dell’attività ludica. La genialità dell’evento sta nel saper tradurre la memoria storica in un linguaggio accessibile e pop, capace di affascinare i bambini e stimolare gli adulti attraverso la curiosità. Un Quartiere Trasformato in Teatro a Cielo Aperto Durante i giorni della manifestazione, il quartiere San Pellegrino subisce una metamorfosi. Le piazze principali e i caratteristici vicoli coperti (i tipici profferli viterbesi) diventano lo sfondo per performance artistiche continuative. Un Evento Pop per Famiglie e Appassionati La forza di Ludika 1243 risiede nella sua totale inclusività. Se i puristi della rievocazione possono apprezzare la cura filologica degli abiti e delle armi, i bambini vengono rapiti dalle storie dei cantastorie e dalla possibilità di cimentarsi in giochi di abilità che non richiedono uno schermo digitale. Per qualche ora, la distrazione della tecnologia moderna lascia il posto alla manualità, alla socializzazione e alla meraviglia della finzione scenica. Passeggiare per Viterbo durante l’evento significa imbattersi in un nobile intento a conversare con un cittadino del 2026, o vedere un cavaliere in armatura che spiega a un bambino i segreti del suo scudo. Idee per il Weekend nella Tuscia Partecipare a Ludika 1243 è anche la scusa perfetta per scoprire il resto della città e della Tuscia viterbese. Il percorso all’interno del quartiere San Pellegrino può essere integrato con una visita al celebre Palazzo dei Papi (teatro del primo e più lungo conclave della storia) e alla splendida Cattedrale di San Lorenzo. L’unione tra l’austera bellezza architettonica di Viterbo e la vivacità colorata della manifestazione crea un cortocircuito visivo unico, confermando questo evento come uno dei momenti più originali e coinvolgenti dell’estate nel Lazio.
Il Grano d’Oro di Minturno

Se pensate che le sagre estive siano solo un’occasione per gustare un piatto tipico su una panchina di legno, c’è un angolo nel sud del Lazio pronto a smentirvi. A Minturno, ultimo avamposto della provincia di Latina prima del confine campano, l’estate non si misura solo in stabilimenti balneari e turismo costiero. Qui, da secoli, il cuore della comunità batte per una tradizione agricola e devozionale unica nel suo genere: la Sagra delle Regne. Non si tratta di una semplice festa gastronomica, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo legato alla terra, al lavoro dei campi e alla profonda devozione popolare. Cosa sono “Le Regne”? Per capire il valore di questo evento, bisogna partire dal nome. Nel dialetto locale, le “regne” sono i covoni di grano. Un tempo, la mietitura rappresentava il momento più importante dell’anno solare per l’economia contadina: la fine di mesi di fatiche e la garanzia del pane per l’inverno successivo. La Sagra delle Regne, che affonda le sue radici in epoche remote e si lega storicamente ai culti della fertilità e del ringraziamento, è l’atto conclusivo di questo ciclo. La celebrazione si inserisce nel contesto della festa patronale in onore della Madonna delle Grazie, alla quale i contadini offrivano (e offrono tuttora) il primo e migliore raccolto della stagione come segno di gratitudine e per auspicare la benevolenza divina sulle annate future. Il Rituale dello Sgranamento e i Costumi Tradizionali Il culmine della manifestazione si distacca nettamente dalle classiche feste di piazza. Le strade del centro storico di Minturno e l’area del suggestivo Castello Baronale si popolano di figuranti che indossano i costumi tradizionali minturnesi. Questi abiti, ricchi di ricami, tessuti pesanti e dettagli che richiamano la storia sociale del territorio (con influenze che spaziano dal Regno di Napoli alle mode locali dei secoli passati), non sono semplici travestimenti, ma un patrimonio culturale custodito con orgoglio dalle famiglie del posto. Il momento centrale e più spettacolare della festa è la rievocazione della trescatura, ovvero lo sgranamento del grano. Come avviene la trescatura tradizionale: I covoni di grano (le regne, appunto) vengono portati in piazza sui tradizionali carri trainati da buoi. Qui, attraverso il calpestio dei cavalli o l’uso di antichi strumenti agricoli manuali, le spighe vengono battute sul terreno per separare i chicchi di grano dalla paglia. Il suono ritmico degli zoccoli, la polvere dorata che si alza nell’aria e i canti popolari che accompagnano l’azione creano un’atmosfera sospesa, capace di restituire la fatica e la gioia della vita rurale di un tempo. Un Viaggio nel Sud del Lazio tra Cultura e Territorio Per chi si trova nel Lazio meridionale durante il periodo estivo, assistere alla Sagra delle Regne offre un’opportunità di turismo culturale di alto livello. È l’occasione ideale per scoprire Minturno oltre la sua nota frazione marina (Scauri) e per addentrarsi nel borgo collinare, dominato dal castello e caratterizzato da vicoli in pietra che si affacciano sul golfo di Gaeta e sulla pianura del Garigliano. Inoltre, la visita può essere facilmente abbinata alla scoperta del vicino Comprensorio Archeologico di Minturnae, che custodisce i resti dell’antica città romana, il teatro antico e un tratto della Via Appia, offrendo una stratificazione storica che rende questa porzione della provincia di Latina una meta imperdibile per gli amanti della storia e dell’antropologia. La Sagra delle Regne dimostra come il patrimonio immateriale del Lazio sia vivo e vibrante, capace di trasformare un antico rito di ringraziamento agricolo in un momento di aggregazione, identità e accoglienza turistica che resiste intatto al passare dei secoli.
Tuscia d’estate: 3 eventi imperdibili nella provincia di Viterbo

La provincia di Viterbo si conferma una delle mete più affascinanti per il turismo di prossimità nel Lazio. La Tuscia, terra ricca di storia etrusca, borghi medievali e tradizioni radicate, offre durante la stagione estiva un calendario fitto di appuntamenti. Tra eccellenze gastronomiche uniche nel loro genere e fioriture spettacolari che richiamano paesaggi da cartolina, la Tuscia sa come stupire i visitatori che cercano un’alternativa di qualità al caos della capitale. Esploriamo tre appuntamenti storici e di grande richiamo nella provincia viterbese: la Sagra del Melone a Pescia Romana, la Festa della Lavanda a Tuscania e la Sagra dei Maccaroni Canepinesi a Canepina. Pescia Romana e la celebrazione del Melone Nel territorio comunale di Montalto di Castro, la frazione di Pescia Romana è da anni il punto di riferimento per la valorizzazione di uno dei prodotti ortofrutticoli più apprezzati dell’estate: il melone. La Sagra del Melone di Pescia Romana nasce con l’intento di promuovere un’eccellenza agricola locale che beneficia della vicinanza al mare e di un terreno particolarmente fertile. L’evento rappresenta un momento di incontro cruciale per l’economia agricola della zona e un’attrazione per i turisti che affollano la costa tirrenica. Durante la manifestazione, il melone viene proposto sia in purezza sia all’interno di combinazioni gastronomiche tradizionali e innovative. Oltre alle degustazioni presso gli stand, la sagra è storicamente arricchita da mercatini dell’artigianato, mostre d’auto e trattori d’epoca, spettacoli musicali e attività pensate per le famiglie, consolidando il legame tra agricoltura, turismo e intrattenimento. La Festa della Lavanda a Tuscania: un angolo di Provenza nel Lazio Per gli amanti della natura e della fotografia, la Festa della Lavanda a Tuscania è diventata un appuntamento irrinunciabile. Tuscania, splendido borgo medievale famoso per le sue basiliche romaniche (San Pietro e Santa Maria Maggiore), si tinge di viola grazie alla coltivazione della lavanda, una realtà agricola che nel corso degli ultimi decenni ha trovato in questa parte della Tuscia un habitat ideale. La manifestazione celebra il periodo della raccolta attraverso percorsi guidati, mercatini tematici nel centro storico e la possibilità di visitare i campi in fiore nelle campagne circostanti. I visitatori possono scoprire la filiera di trasformazione della pianta: dalla distillazione per ottenere oli essenziali, fino all’impiego nella cosmesi e nella gastronomia locale (come gelati e biscotti aromatizzati). I paesaggi mozzafiato, caratterizzati dai filari viola che si stagliano contro il profilo delle torri medievali di Tuscania, offrono scenari ideali per scatti fotografici suggestivi e di grande impatto visivo. Canepina e la tradizione dei Maccaroni Spostandosi verso l’area dei Monti Cimini, il borgo di Canepina custodisce una delle tradizioni culinarie più antiche e protette del Lazio: il maccaroone (noto anche come fieno canepinese). La Sagra dei Maccaroni Canepinesi è l’occasione perfetta per scoprire questa pasta all’uovo unica, caratterizzata da una sfoglia sottilissima, tagliata in modo estremamente fine. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, prevede una preparazione rigorosamente manuale. La particolarità del “fieno” risiede nella sua consistenza, capace di assorbire i condimenti in modo straordinario; la tradizione locale vuole che venga condito principalmente con un ricco sugo a base di carne tritata (il tipico ragù) e una spolverata di pecorino. Durante i giorni della festa, le caratteristiche “cantine” del paese (antichi locali scavati nel tufo o nella roccia) aprono le porte al pubblico, offrendo un’esperienza conviviale autentica, immersa nel patrimonio storico e architettonico del paese. Perché visitare la Tuscia viterbese Questi tre eventi dimostrano come la provincia di Viterbo riesca a coniugare anime diverse: la vocazione marittima e agricola di Pescia Romana, l’estetica e la cultura d’impresa legata alla terra di Tuscania, e l’artigianalità culinaria dell’entroterra montano di Canepina. Per chi desidera scoprire il Lazio autentico, un viaggio tra queste manifestazioni rappresenta l’itinerario perfetto per unire il piacere del palato alla bellezza dei paesaggi.
Il Rinascimento si accende a Leonessa: si è concluso il Palio del Velluto 2026

LEONESSA, 29 GIUGNO 2026 – Si è conclusa nel borgo reatino di Leonessa la 122esima edizione del Palio del Velluto. La storica manifestazione, che ogni anno richiama migliaia di visitatori da tutto il Lazio e dalle regioni limitrofe, rappresenta una delle più importanti rievocazioni in costume del centro Italia. Per quattro giorni, dal 26 al 29 giugno, la cittadina è tornata a respirare le atmosfere del XVI secolo, trasformando le sue piazze storiche e i suoi vicoli in un palcoscenico rinascimentale a cielo aperto. Le origini storiche e la suddivisione in Sesti Per comprendere il valore culturale del Palio del Velluto è necessario analizzare le sue profonde radici storiche. I primi riferimenti scritti riguardanti questa celebrazione sono custoditi all’interno dei Libri del Camerlengo (il tesoriere del Comune) e risalgono al XVI secolo. Tuttavia, la nascita della competizione originaria si colloca storicamente nella seconda metà del XV secolo, per la precisione nel 1464, e si è svolta con regolarità annuale fino al 1556. La struttura stessa della competizione riflette l’assetto amministrativo e territoriale dell’antica Leonessa. Il territorio cittadino e le campagne circostanti erano infatti suddivisi in sei porzioni distinte, denominate “Sesti”. Ognuno di essi possiede una propria identità comunitaria, con simboli, stemmi e colori specifici che continuano a essere tramandati. I sei raggruppamenti storici che si contendono la vittoria sono: Nelle edizioni d’epoca, i rappresentanti dei Sesti si sfidavano in una serie di prove fisiche e di abilità per decretare il vincitore. Il premio finale consisteva in un prezioso Pallium (un drappo) costituito da sei braccia di velluto rosso, tessuto pregiato noto nei documenti dell’epoca come panno rubei. Il valore commerciale di tale drappo era quantificato in tredici Carlini d’argento, cifra che all’epoca equivaleva al valore d’acquisto di una pecora. L’utilizzo del velluto, materiale nobile e costoso, simboleggiava la ricchezza e il prestigio della municipalità, ricalcando una tradizione diffusa in altri grandi centri urbani del Rinascimento italiano. L’epoca d’oro e Margherita d’Austria Il Palio del Velluto visse il suo periodo di massimo splendore economico e culturale tra il 1540 e il 1557. Questa fase d’oro coincise con lo sviluppo della locale Arte della Lana e, in particolare, con l’avvio del governo di Margherita d’Austria (1522–1586), figlia naturale dell’Imperatore Carlo V. L’arrivo e la permanenza della nobile sul territorio, a partire dal 1541, impressero una forte impronta istituzionale e culturale alla comunità. La figura di Margherita d’Austria è tuttora il fulcro attorno al quale ruota l’intera ricostruzione coreografica della festa, che ne rievoca solennemente l’ingresso in città attraverso sfilate in costumi fedelmente ricostruiti, conferenze storiche ed esibizioni artistiche. I tafferugli del 1557 e la sospensione L’estremo attaccamento degli abitanti ai propri Sesti di appartenenza portò, nel corso del tempo, a una rivalità esasperata che sfociava frequentemente in disordini pubblici. Nel 1557 la situazione degenerò al punto da causare gravi tafferugli tra le fazioni opposte, durante i quali persero la vita alcune persone. Di fronte alla gravità degli eventi, l’Uditore Generale Alessandro Oliva, che si trovava sul posto per assistere alla manifestazione, decise di decretare la sospensione definitiva dei giochi per preservare l’ordine pubblico e il rispetto delle solennità religiose, ponendo fine alla prima fase storica del Palio. Il recupero moderno della tradizione Dopo secoli di interruzione, la memoria del Palio del Velluto è stata recuperata in epoca contemporanea grazie all’iniziativa del Comune di Leonessa, che nel 1997 ha ripristinato ufficialmente la manifestazione. L’evento è stato ricollocato storicamente nell’ultimo fine settimana di giugno, in corrispondenza delle celebrazioni liturgiche di San Pietro, antico patrono della cittadina. Il programma dell’edizione 2026 ha mantenuto intatti i cardini filologici della tradizione: la consegna formale delle chiavi della città da parte del Sindaco al Capitano del Popolo, l’annuncio dei banditori, il mercatino storico allestito sotto i portici e le sfide sportive tradizionali come la Pallagrossa. Ad arricchire l’atmosfera contribuisce l’allestimento delle taverne rionali rinascimentali, dove l’accesso e le consumazioni gastronomiche avvengono previo cambio della valuta corrente con il Carlino, la moneta ufficiale della rievocazione.
Il Fascino Sospeso di Bagnoregio: La Festa di San Bonaventura tra Fede e Tradizione nella Valle dei Calanchi

Nel cuore della Tuscia viterbese, dove il paesaggio si fa quasi lunare e i calanchi d’argilla disegnano profili unici al mondo, sorge Bagnoregio. Questo territorio, noto a livello internazionale per la suggestiva frazione di Civita, a metà luglio si unisce per celebrare una delle sue ricorrenze più sentite e cariche di significato: la Festa di San Bonaventura. L’evento rappresenta il fulcro dell’identità locale, unendo in un unico grande abbraccio la solennità delle celebrazioni religiose e la vivacità del folklore popolare. La Figura di San Bonaventura: Radici Storiche San Bonaventura, nato a Bagnoregio intorno al 1217 con il nome di Giovanni Fidanza, è una delle figure più illustri della storia della Chiesa cattolica. Filosofo, teologo, cardinale e Ministro Generale dell’Ordine Francescano, è storicamente riconosciuto come il “Dottore Serafico”. Il legame tra il Santo e la sua terra d’origine è indissolubile: la tradizione locale custodisce la memoria dei miracoli e della profonda spiritualità che hanno caratterizzato la sua vita. Celebrate a metà luglio, in concomitanza con la ricorrenza liturgica della sua scomparsa avvenuta nel 1274 durante il Concilio di Lione, le festività bagnoresi attirano ogni anno non soltanto la comunità residente, ma anche pellegrini, studiosi e visitatori desiderosi di comprendere le radici storiche del luogo. Le Celebrazioni Religiose e la Processione Solenne Il fulcro spirituale della manifestazione si snoda attraverso un programma liturgico rigoroso e solenne. Le celebrazioni vedono la partecipazione attiva delle istituzioni religiose e delle confraternite locali, che sfilano indossando gli abiti tradizionali per testimoniare la continuità di un culto secolare. Il momento di massima commozione e solennità è rappresentato dalla tradizionale processione. Durante il percorso, le reliquie del Santo – in particolare la celebre reliquia del braccio di San Bonaventura, nota localmente come il “Santo Braccio” – vengono portate in trionfo per le vie della cittadina. Questo rito rappresenta un momento di profonda devozione collettiva: il corteo si muove a passo lento, accompagnato dai canti liturgici e dal suono della banda cittadina, attraversando i punti nevralgici del paese. Le strade vengono decorate a festa, e gli abitanti partecipano attivamente esponendo drappi e stendardi dalle finestre, creando un’atmosfera di grande raccoglimento e rispetto per la memoria del Dottore Serafico. Il Folklore e l’Intrattenimento Popolare Accanto al fitto calendario religioso, la Festa di San Bonaventura offre un ricco ventaglio di iniziative folkloristiche e culturali che animano le giornate e le serate estive. La comunità locale si mobilita per accogliere i visitatori attraverso l’allestimento di spazi dedicati alla socialità e alla valorizzazione del patrimonio territoriale. Lo Spettacolo Pirotecnico nella Valle dei Calanchi Il culmine visivo e più atteso dell’intera manifestazione coincide con il grandioso spettacolo pirotecnico notturno. La scelta della location non è casuale: i fuochi d’artificio vengono fatti brillare in modo da illuminare l’intera Valle dei Calanchi, la profonda depressione geomorfologica che circonda e sostiene l’antico sperone di roccia. I giochi di luce, i colori accesi e i riverberi degli spari si infrangono sulle pareti d’argilla e sulle storiche strutture in tufo del borgo sospeso, creando un impatto scenografico mozzafiato. Lo spettacolo attira fotografi e appassionati da tutta la regione, che si posizionano nei punti panoramici più strategici di Bagnoregio, come il Belvedere, per ammirare Civita che sembra galleggiare sopra una nuvola di luci colorate. Questo suggestivo connubio tra la maestosità della natura e l’arte pirotecnica chiude solennemente le celebrazioni, lasciando un ricordo indelebile in chiunque vi assista e confermando la Festa di San Bonaventura come uno degli appuntamenti più affascinanti dell’estate nel Lazio.