La Tradizione nel Piatto: Torna la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu

A Ciciliano, caratteristico comune della città metropolitana di Roma Capitale, il mese di luglio si accende nel segno della gastronomia e della memoria comunitaria. Dal 10 al 12 luglio, il borgo ospita uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu. L’evento, interamente dedicato alla valorizzazione del tipico raviolo locale fatto rigorosamente a mano, rappresenta un momento di fondamentale importanza per la salvaguardia delle radici culturali ed enogastronomiche della zona dei Monti Prenestini. Un’Eredità Culinaria Custodita nel Tempo Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato proprio dal raviolo ciciglianegliu. Non si tratta di una semplice pasta ripiena, ma di un vero e proprio simbolo identitario. La produzione di questo piatto segue un disciplinare non scritto, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese. La preparazione richiede una maestria artigianale che si esprime fin dalla sfoglia: questa deve essere tirata con pazienza per raggiungere lo spessore ideale, capace di contenere il ricco ripieno senza rompersi durante la cottura. Gli ingredienti utilizzati per la farcitura e per il condimento riflettono l’economia agricola e pastorale della zona, legata a sapori genuini, formaggi locali ed erbe aromatiche. Durante i tre giorni di festa, le sapienti mani delle sfogline locali si mettono all’opera per garantire una produzione che rispetti in tutto e per tutto gli standard della tradizione storica. Il Programma e l’Esperienza nel Borgo La sagra si articola nell’arco di tre serate in cui il centro storico di Ciciliano si trasforma in un grande ristorante a cielo aperto. I visitatori hanno l’opportunità di degustare il raviolo tipico all’interno di un contesto che unisce il piacere del palato alla scoperta del patrimonio architettonico locale. Elementi Cardine dell’Evento: L’affluenza di pubblico, che storicamente coinvolge sia gli abitanti dei comuni limitrofi sia i turisti provenienti da Roma, dimostra come la combinazione tra buon cibo e valorizzazione del territorio sia una formula vincente per il turismo sostenibile e di prossimità. Ciciliano: Una Cornice Ricca di Storia Partecipare alla sagra offre anche l’occasione ideale per scoprire Ciciliano. Situato su una collina che domina le valli circostanti, il paese vanta origini antiche, legate alle popolazioni degli Equi e alla successiva epoca romana. Il centro abitato è dominato dal maestoso Castello Theodoli, una fortezza che testimonia il passato medievale e feudale del borgo. Passeggiare tra i vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette del centro storico permette di fare un vero e proprio salto nel tempo, rendendo l’esperienza della sagra un percorso culturale completo che va ben oltre la sola dimensione culinaria. L’Importanza della Filiera Corta e della Comunità Il successo della Sagra del Raviolo Ciciglianegliu risiede nella stretta collaborazione tra i produttori locali, le associazioni del territorio e l’amministrazione comunale. Questo sforzo collettivo garantisce l’impiego di materie prime a chilometro zero, sostenendo l’economia locale e promuovendo un modello di consumo consapevole. Il raviolo diventa così un ambasciatore del territorio, in grado di raccontare, attraverso il suo sapore, la storia, la geografia e l’anima di Ciciliano.
Viterbo nel Tempo: Ludika 1243

Il quartiere medievale di San Pellegrino, a Viterbo, è un gioiello architettonico che già in un normale pomeriggio di sole sembra fermo al Duecento. Ma c’è un momento dell’anno in cui l’illusione diventa assoluta, le lancette della storia tornano indietro di secoli e i vicoli in pietra si popolano di figure d’altri tempi. Nel 2026 l’appuntamento si rinnova: torna Ludika 1243, la manifestazione che trasforma il cuore della città papale in un palcoscenico a cielo aperto dove la storia si fonde con il gioco, l’interazione e la fantasia. Non si tratta della classica e austera rievocazione storica da guardare da dietro una transenna. Il format di Ludika, da sempre, mette al centro lo spettatore, rendendolo parte attiva di un grande racconto collettivo, ideale sia per gli appassionati di cultura medievale sia per le famiglie in cerca di un weekend fuori dal comune. Il Contesto Storico: Perché il 1243? Il nome dell’evento non è un numero scelto a caso. Il 1243 rappresenta un anno cruciale per la storia di Viterbo. Fu l’anno in cui la città subì il celebre assedio da parte delle truppe imperiali di Federico II di Svevia. La resistenza dei viterbesi rimase epica, e la manifestazione celebra proprio quello spirito, ma lo fa attraverso la lente della leggerezza, della cultura e, soprattutto, dell’attività ludica. La genialità dell’evento sta nel saper tradurre la memoria storica in un linguaggio accessibile e pop, capace di affascinare i bambini e stimolare gli adulti attraverso la curiosità. Un Quartiere Trasformato in Teatro a Cielo Aperto Durante i giorni della manifestazione, il quartiere San Pellegrino subisce una metamorfosi. Le piazze principali e i caratteristici vicoli coperti (i tipici profferli viterbesi) diventano lo sfondo per performance artistiche continuative. Un Evento Pop per Famiglie e Appassionati La forza di Ludika 1243 risiede nella sua totale inclusività. Se i puristi della rievocazione possono apprezzare la cura filologica degli abiti e delle armi, i bambini vengono rapiti dalle storie dei cantastorie e dalla possibilità di cimentarsi in giochi di abilità che non richiedono uno schermo digitale. Per qualche ora, la distrazione della tecnologia moderna lascia il posto alla manualità, alla socializzazione e alla meraviglia della finzione scenica. Passeggiare per Viterbo durante l’evento significa imbattersi in un nobile intento a conversare con un cittadino del 2026, o vedere un cavaliere in armatura che spiega a un bambino i segreti del suo scudo. Idee per il Weekend nella Tuscia Partecipare a Ludika 1243 è anche la scusa perfetta per scoprire il resto della città e della Tuscia viterbese. Il percorso all’interno del quartiere San Pellegrino può essere integrato con una visita al celebre Palazzo dei Papi (teatro del primo e più lungo conclave della storia) e alla splendida Cattedrale di San Lorenzo. L’unione tra l’austera bellezza architettonica di Viterbo e la vivacità colorata della manifestazione crea un cortocircuito visivo unico, confermando questo evento come uno dei momenti più originali e coinvolgenti dell’estate nel Lazio.
Il Grano d’Oro di Minturno

Se pensate che le sagre estive siano solo un’occasione per gustare un piatto tipico su una panchina di legno, c’è un angolo nel sud del Lazio pronto a smentirvi. A Minturno, ultimo avamposto della provincia di Latina prima del confine campano, l’estate non si misura solo in stabilimenti balneari e turismo costiero. Qui, da secoli, il cuore della comunità batte per una tradizione agricola e devozionale unica nel suo genere: la Sagra delle Regne. Non si tratta di una semplice festa gastronomica, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo legato alla terra, al lavoro dei campi e alla profonda devozione popolare. Cosa sono “Le Regne”? Per capire il valore di questo evento, bisogna partire dal nome. Nel dialetto locale, le “regne” sono i covoni di grano. Un tempo, la mietitura rappresentava il momento più importante dell’anno solare per l’economia contadina: la fine di mesi di fatiche e la garanzia del pane per l’inverno successivo. La Sagra delle Regne, che affonda le sue radici in epoche remote e si lega storicamente ai culti della fertilità e del ringraziamento, è l’atto conclusivo di questo ciclo. La celebrazione si inserisce nel contesto della festa patronale in onore della Madonna delle Grazie, alla quale i contadini offrivano (e offrono tuttora) il primo e migliore raccolto della stagione come segno di gratitudine e per auspicare la benevolenza divina sulle annate future. Il Rituale dello Sgranamento e i Costumi Tradizionali Il culmine della manifestazione si distacca nettamente dalle classiche feste di piazza. Le strade del centro storico di Minturno e l’area del suggestivo Castello Baronale si popolano di figuranti che indossano i costumi tradizionali minturnesi. Questi abiti, ricchi di ricami, tessuti pesanti e dettagli che richiamano la storia sociale del territorio (con influenze che spaziano dal Regno di Napoli alle mode locali dei secoli passati), non sono semplici travestimenti, ma un patrimonio culturale custodito con orgoglio dalle famiglie del posto. Il momento centrale e più spettacolare della festa è la rievocazione della trescatura, ovvero lo sgranamento del grano. Come avviene la trescatura tradizionale: I covoni di grano (le regne, appunto) vengono portati in piazza sui tradizionali carri trainati da buoi. Qui, attraverso il calpestio dei cavalli o l’uso di antichi strumenti agricoli manuali, le spighe vengono battute sul terreno per separare i chicchi di grano dalla paglia. Il suono ritmico degli zoccoli, la polvere dorata che si alza nell’aria e i canti popolari che accompagnano l’azione creano un’atmosfera sospesa, capace di restituire la fatica e la gioia della vita rurale di un tempo. Un Viaggio nel Sud del Lazio tra Cultura e Territorio Per chi si trova nel Lazio meridionale durante il periodo estivo, assistere alla Sagra delle Regne offre un’opportunità di turismo culturale di alto livello. È l’occasione ideale per scoprire Minturno oltre la sua nota frazione marina (Scauri) e per addentrarsi nel borgo collinare, dominato dal castello e caratterizzato da vicoli in pietra che si affacciano sul golfo di Gaeta e sulla pianura del Garigliano. Inoltre, la visita può essere facilmente abbinata alla scoperta del vicino Comprensorio Archeologico di Minturnae, che custodisce i resti dell’antica città romana, il teatro antico e un tratto della Via Appia, offrendo una stratificazione storica che rende questa porzione della provincia di Latina una meta imperdibile per gli amanti della storia e dell’antropologia. La Sagra delle Regne dimostra come il patrimonio immateriale del Lazio sia vivo e vibrante, capace di trasformare un antico rito di ringraziamento agricolo in un momento di aggregazione, identità e accoglienza turistica che resiste intatto al passare dei secoli.
Tuscia d’estate: 3 eventi imperdibili nella provincia di Viterbo

La provincia di Viterbo si conferma una delle mete più affascinanti per il turismo di prossimità nel Lazio. La Tuscia, terra ricca di storia etrusca, borghi medievali e tradizioni radicate, offre durante la stagione estiva un calendario fitto di appuntamenti. Tra eccellenze gastronomiche uniche nel loro genere e fioriture spettacolari che richiamano paesaggi da cartolina, la Tuscia sa come stupire i visitatori che cercano un’alternativa di qualità al caos della capitale. Esploriamo tre appuntamenti storici e di grande richiamo nella provincia viterbese: la Sagra del Melone a Pescia Romana, la Festa della Lavanda a Tuscania e la Sagra dei Maccaroni Canepinesi a Canepina. Pescia Romana e la celebrazione del Melone Nel territorio comunale di Montalto di Castro, la frazione di Pescia Romana è da anni il punto di riferimento per la valorizzazione di uno dei prodotti ortofrutticoli più apprezzati dell’estate: il melone. La Sagra del Melone di Pescia Romana nasce con l’intento di promuovere un’eccellenza agricola locale che beneficia della vicinanza al mare e di un terreno particolarmente fertile. L’evento rappresenta un momento di incontro cruciale per l’economia agricola della zona e un’attrazione per i turisti che affollano la costa tirrenica. Durante la manifestazione, il melone viene proposto sia in purezza sia all’interno di combinazioni gastronomiche tradizionali e innovative. Oltre alle degustazioni presso gli stand, la sagra è storicamente arricchita da mercatini dell’artigianato, mostre d’auto e trattori d’epoca, spettacoli musicali e attività pensate per le famiglie, consolidando il legame tra agricoltura, turismo e intrattenimento. La Festa della Lavanda a Tuscania: un angolo di Provenza nel Lazio Per gli amanti della natura e della fotografia, la Festa della Lavanda a Tuscania è diventata un appuntamento irrinunciabile. Tuscania, splendido borgo medievale famoso per le sue basiliche romaniche (San Pietro e Santa Maria Maggiore), si tinge di viola grazie alla coltivazione della lavanda, una realtà agricola che nel corso degli ultimi decenni ha trovato in questa parte della Tuscia un habitat ideale. La manifestazione celebra il periodo della raccolta attraverso percorsi guidati, mercatini tematici nel centro storico e la possibilità di visitare i campi in fiore nelle campagne circostanti. I visitatori possono scoprire la filiera di trasformazione della pianta: dalla distillazione per ottenere oli essenziali, fino all’impiego nella cosmesi e nella gastronomia locale (come gelati e biscotti aromatizzati). I paesaggi mozzafiato, caratterizzati dai filari viola che si stagliano contro il profilo delle torri medievali di Tuscania, offrono scenari ideali per scatti fotografici suggestivi e di grande impatto visivo. Canepina e la tradizione dei Maccaroni Spostandosi verso l’area dei Monti Cimini, il borgo di Canepina custodisce una delle tradizioni culinarie più antiche e protette del Lazio: il maccaroone (noto anche come fieno canepinese). La Sagra dei Maccaroni Canepinesi è l’occasione perfetta per scoprire questa pasta all’uovo unica, caratterizzata da una sfoglia sottilissima, tagliata in modo estremamente fine. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, prevede una preparazione rigorosamente manuale. La particolarità del “fieno” risiede nella sua consistenza, capace di assorbire i condimenti in modo straordinario; la tradizione locale vuole che venga condito principalmente con un ricco sugo a base di carne tritata (il tipico ragù) e una spolverata di pecorino. Durante i giorni della festa, le caratteristiche “cantine” del paese (antichi locali scavati nel tufo o nella roccia) aprono le porte al pubblico, offrendo un’esperienza conviviale autentica, immersa nel patrimonio storico e architettonico del paese. Perché visitare la Tuscia viterbese Questi tre eventi dimostrano come la provincia di Viterbo riesca a coniugare anime diverse: la vocazione marittima e agricola di Pescia Romana, l’estetica e la cultura d’impresa legata alla terra di Tuscania, e l’artigianalità culinaria dell’entroterra montano di Canepina. Per chi desidera scoprire il Lazio autentico, un viaggio tra queste manifestazioni rappresenta l’itinerario perfetto per unire il piacere del palato alla bellezza dei paesaggi.
Il Rinascimento si accende a Leonessa: si è concluso il Palio del Velluto 2026

LEONESSA, 29 GIUGNO 2026 – Si è conclusa nel borgo reatino di Leonessa la 122esima edizione del Palio del Velluto. La storica manifestazione, che ogni anno richiama migliaia di visitatori da tutto il Lazio e dalle regioni limitrofe, rappresenta una delle più importanti rievocazioni in costume del centro Italia. Per quattro giorni, dal 26 al 29 giugno, la cittadina è tornata a respirare le atmosfere del XVI secolo, trasformando le sue piazze storiche e i suoi vicoli in un palcoscenico rinascimentale a cielo aperto. Le origini storiche e la suddivisione in Sesti Per comprendere il valore culturale del Palio del Velluto è necessario analizzare le sue profonde radici storiche. I primi riferimenti scritti riguardanti questa celebrazione sono custoditi all’interno dei Libri del Camerlengo (il tesoriere del Comune) e risalgono al XVI secolo. Tuttavia, la nascita della competizione originaria si colloca storicamente nella seconda metà del XV secolo, per la precisione nel 1464, e si è svolta con regolarità annuale fino al 1556. La struttura stessa della competizione riflette l’assetto amministrativo e territoriale dell’antica Leonessa. Il territorio cittadino e le campagne circostanti erano infatti suddivisi in sei porzioni distinte, denominate “Sesti”. Ognuno di essi possiede una propria identità comunitaria, con simboli, stemmi e colori specifici che continuano a essere tramandati. I sei raggruppamenti storici che si contendono la vittoria sono: Nelle edizioni d’epoca, i rappresentanti dei Sesti si sfidavano in una serie di prove fisiche e di abilità per decretare il vincitore. Il premio finale consisteva in un prezioso Pallium (un drappo) costituito da sei braccia di velluto rosso, tessuto pregiato noto nei documenti dell’epoca come panno rubei. Il valore commerciale di tale drappo era quantificato in tredici Carlini d’argento, cifra che all’epoca equivaleva al valore d’acquisto di una pecora. L’utilizzo del velluto, materiale nobile e costoso, simboleggiava la ricchezza e il prestigio della municipalità, ricalcando una tradizione diffusa in altri grandi centri urbani del Rinascimento italiano. L’epoca d’oro e Margherita d’Austria Il Palio del Velluto visse il suo periodo di massimo splendore economico e culturale tra il 1540 e il 1557. Questa fase d’oro coincise con lo sviluppo della locale Arte della Lana e, in particolare, con l’avvio del governo di Margherita d’Austria (1522–1586), figlia naturale dell’Imperatore Carlo V. L’arrivo e la permanenza della nobile sul territorio, a partire dal 1541, impressero una forte impronta istituzionale e culturale alla comunità. La figura di Margherita d’Austria è tuttora il fulcro attorno al quale ruota l’intera ricostruzione coreografica della festa, che ne rievoca solennemente l’ingresso in città attraverso sfilate in costumi fedelmente ricostruiti, conferenze storiche ed esibizioni artistiche. I tafferugli del 1557 e la sospensione L’estremo attaccamento degli abitanti ai propri Sesti di appartenenza portò, nel corso del tempo, a una rivalità esasperata che sfociava frequentemente in disordini pubblici. Nel 1557 la situazione degenerò al punto da causare gravi tafferugli tra le fazioni opposte, durante i quali persero la vita alcune persone. Di fronte alla gravità degli eventi, l’Uditore Generale Alessandro Oliva, che si trovava sul posto per assistere alla manifestazione, decise di decretare la sospensione definitiva dei giochi per preservare l’ordine pubblico e il rispetto delle solennità religiose, ponendo fine alla prima fase storica del Palio. Il recupero moderno della tradizione Dopo secoli di interruzione, la memoria del Palio del Velluto è stata recuperata in epoca contemporanea grazie all’iniziativa del Comune di Leonessa, che nel 1997 ha ripristinato ufficialmente la manifestazione. L’evento è stato ricollocato storicamente nell’ultimo fine settimana di giugno, in corrispondenza delle celebrazioni liturgiche di San Pietro, antico patrono della cittadina. Il programma dell’edizione 2026 ha mantenuto intatti i cardini filologici della tradizione: la consegna formale delle chiavi della città da parte del Sindaco al Capitano del Popolo, l’annuncio dei banditori, il mercatino storico allestito sotto i portici e le sfide sportive tradizionali come la Pallagrossa. Ad arricchire l’atmosfera contribuisce l’allestimento delle taverne rionali rinascimentali, dove l’accesso e le consumazioni gastronomiche avvengono previo cambio della valuta corrente con il Carlino, la moneta ufficiale della rievocazione.
Il Fascino Sospeso di Bagnoregio: La Festa di San Bonaventura tra Fede e Tradizione nella Valle dei Calanchi

Nel cuore della Tuscia viterbese, dove il paesaggio si fa quasi lunare e i calanchi d’argilla disegnano profili unici al mondo, sorge Bagnoregio. Questo territorio, noto a livello internazionale per la suggestiva frazione di Civita, a metà luglio si unisce per celebrare una delle sue ricorrenze più sentite e cariche di significato: la Festa di San Bonaventura. L’evento rappresenta il fulcro dell’identità locale, unendo in un unico grande abbraccio la solennità delle celebrazioni religiose e la vivacità del folklore popolare. La Figura di San Bonaventura: Radici Storiche San Bonaventura, nato a Bagnoregio intorno al 1217 con il nome di Giovanni Fidanza, è una delle figure più illustri della storia della Chiesa cattolica. Filosofo, teologo, cardinale e Ministro Generale dell’Ordine Francescano, è storicamente riconosciuto come il “Dottore Serafico”. Il legame tra il Santo e la sua terra d’origine è indissolubile: la tradizione locale custodisce la memoria dei miracoli e della profonda spiritualità che hanno caratterizzato la sua vita. Celebrate a metà luglio, in concomitanza con la ricorrenza liturgica della sua scomparsa avvenuta nel 1274 durante il Concilio di Lione, le festività bagnoresi attirano ogni anno non soltanto la comunità residente, ma anche pellegrini, studiosi e visitatori desiderosi di comprendere le radici storiche del luogo. Le Celebrazioni Religiose e la Processione Solenne Il fulcro spirituale della manifestazione si snoda attraverso un programma liturgico rigoroso e solenne. Le celebrazioni vedono la partecipazione attiva delle istituzioni religiose e delle confraternite locali, che sfilano indossando gli abiti tradizionali per testimoniare la continuità di un culto secolare. Il momento di massima commozione e solennità è rappresentato dalla tradizionale processione. Durante il percorso, le reliquie del Santo – in particolare la celebre reliquia del braccio di San Bonaventura, nota localmente come il “Santo Braccio” – vengono portate in trionfo per le vie della cittadina. Questo rito rappresenta un momento di profonda devozione collettiva: il corteo si muove a passo lento, accompagnato dai canti liturgici e dal suono della banda cittadina, attraversando i punti nevralgici del paese. Le strade vengono decorate a festa, e gli abitanti partecipano attivamente esponendo drappi e stendardi dalle finestre, creando un’atmosfera di grande raccoglimento e rispetto per la memoria del Dottore Serafico. Il Folklore e l’Intrattenimento Popolare Accanto al fitto calendario religioso, la Festa di San Bonaventura offre un ricco ventaglio di iniziative folkloristiche e culturali che animano le giornate e le serate estive. La comunità locale si mobilita per accogliere i visitatori attraverso l’allestimento di spazi dedicati alla socialità e alla valorizzazione del patrimonio territoriale. Lo Spettacolo Pirotecnico nella Valle dei Calanchi Il culmine visivo e più atteso dell’intera manifestazione coincide con il grandioso spettacolo pirotecnico notturno. La scelta della location non è casuale: i fuochi d’artificio vengono fatti brillare in modo da illuminare l’intera Valle dei Calanchi, la profonda depressione geomorfologica che circonda e sostiene l’antico sperone di roccia. I giochi di luce, i colori accesi e i riverberi degli spari si infrangono sulle pareti d’argilla e sulle storiche strutture in tufo del borgo sospeso, creando un impatto scenografico mozzafiato. Lo spettacolo attira fotografi e appassionati da tutta la regione, che si posizionano nei punti panoramici più strategici di Bagnoregio, come il Belvedere, per ammirare Civita che sembra galleggiare sopra una nuvola di luci colorate. Questo suggestivo connubio tra la maestosità della natura e l’arte pirotecnica chiude solennemente le celebrazioni, lasciando un ricordo indelebile in chiunque vi assista e confermando la Festa di San Bonaventura come uno degli appuntamenti più affascinanti dell’estate nel Lazio.
Bracciano Medievale 2026: Il Borgo Torna al Rinascimento

Il weekend del 20 e 21 giugno 2026, in coincidenza con il solstizio d’estate, lo storico borgo di Bracciano si trasforma in un teatro a cielo aperto. La manifestazione “Bracciano Medievale – Arti e Mestieri” riporta l’antico centro urbano, situato alle pendici del monumentale Castello Odescalchi, a un’epoca di cavalieri, maestri artigiani e dame. L’evento rappresenta un appuntamento di rilievo per il turismo locale e per gli appassionati di rievocazioni storiche, offrendo un programma incentrato sulla valorizzazione della cultura e delle tradizioni artigianali del territorio laziale. La Cornice Storica e l’Atmosfera dell’Evento Bracciano, con la sua struttura urbana d’epoca medievale e rinascimentale, offre lo scenario naturale perfetto per questa tipologia di manifestazione. Le strade del centro storico, caratterizzate da vicoli stretti, pavimentazione in sampietrini e antiche mura in pietra, si animano grazie a una ricostruzione filologica degli ambienti del passato. Il maestoso profilo del Castello Odescalchi, che domina dall’alto l’intero abitato e il lago omonimo, fa da sfondo visivo costante, amplificando l’impatto scenografico di ogni singola attività in programma. L’elemento centrale della manifestazione è la fedeltà nella riproposizione delle atmosfere. L’illuminazione serale, i costumi d’epoca dei figuranti e i suoni tipici dei borghi antichi contribuiscono a creare un’esperienza immersiva per i residenti e per i numerosi visitatori previsti per il fine settimana del solstizio. Le Botteghe Artigiane e gli Antichi Mestieri Il cuore pulsante di Bracciano Medievale è rappresentato dal percorso didattico e dimostrativo dedicato alle arti e ai mestieri antichi. Lungo le vie del borgo vengono allestiti banchi e botteghe dove artigiani ed esperti rievocatori mostrano dal vivo le tecniche di lavorazione manuale utilizzate nei secoli passati. I visitatori possono osservare da vicino attività storiche ormai rare, tra cui: Questi spazi non hanno soltanto una funzione espositiva, ma svolgono un importante ruolo divulgativo. Gli artigiani condividono con il pubblico la storia delle corporazioni e l’evoluzione tecnica degli strumenti da lavoro, rendendo l’evento un momento di apprendimento culturale per adulti e bambini. Sbandieratori e Spettacoli di Strada L’intrattenimento nei due giorni di festa è affidato a compagnie storiche specializzate nelle arti performative di piazza. Le esibizioni degli sbandieratori rappresentano uno dei momenti più attesi e spettacolari. I gruppi di sbandieratori e musici, muovendosi in corteo per le vie del centro, eseguono complesse coreografie geometriche accompagnate dal suono cadenzato di tamburi e chiarine. Oltre ai giochi di bandiere, le piazze del borgo ospitano diversi spettacoli di strada. Giullari, giocolieri, trampolieri e menestrelli si alternano per intrattenere il pubblico con performance basate sulla comicità medievale, su racconti della tradizione popolare e su giochi di abilità. Non mancano dimostrazioni di duelli storici e simulazioni di combattimento con armi d’epoca, curate da associazioni d’arme che operano nel pieno rispetto della sicurezza e del rigore storico. Impatto Turistico e Valorizzazione del Territorio La manifestazione “Bracciano Medievale – Arti e Mestieri” del 20 e 21 giugno 2026 si inserisce nel quadro delle iniziative di promozione turistica della Regione Lazio volte a valorizzare l’entroterra romano. L’evento attira un pubblico eterogeneo, composto da famiglie, turisti stranieri e appassionati di storia, generando un risvolto positivo per le attività commerciali e ricettive della zona. La combinazione tra il patrimonio architettonico del borgo, la vicinanza alle sponde del lago di Bracciano e la qualità della proposta culturale rende questo fine settimana un’occasione ideale per scoprire le bellezze storiche e paesaggistiche del territorio in una veste inedita e suggestiva.
Il trionfo botanico sulle sponde del lago: torna a Bolsena la Festa delle Ortensie 2026

La cittadina di Bolsena, adagiata sulle sponde dell’omonimo bacino vulcanico nella provincia di Viterbo, si prepara ad ospitare uno degli appuntamenti floristici più rilevanti della stagione estiva nel Lazio. Da venerdì 12 a domenica 14 giugno 2026, il borgo celebra la ventottesima edizione della Festa delle Ortensie (Hortensie), una manifestazione espositiva a carattere nazionale interamente dedicata al genere botanico Hydrangea. L’evento, divenuto negli anni un punto di riferimento per vivaisti, collezionisti e appassionati di giardinaggio, si sviluppa nel cuore del centro cittadino, trovando il suo asse principale nello storico scenario alberato di Viale Colesanti, l’arteria che collega il nucleo urbano alle rive del lago. Le coordinate dell’edizione 2026 Il cuore della manifestazione: la mostra-mercato botanica Il nucleo centrale dell’evento è costituito dalla mostra-mercato specialistica, che quest’anno vede la partecipazione di oltre 50 espositori e vivaisti qualificati provenienti da diverse regioni d’Italia. Il periodo della manifestazione coincide con la fase di massima fioritura spontanea e coltivata delle piante, garantendo un impatto visivo caratterizzato dalle sfumature cromatiche naturali che variano dal bianco puro al rosa intenso, fino al blu e all’azzurro, tonalità condizionate direttamente dal livello di acidità dei terreni di coltura locali. Gli spazi espositivi offrono una panoramica scientifica e commerciale dettagliata, che include sia le varietà più diffuse e classiche (come la Hydrangea macrophylla), sia esemplari rari, storici o di recente introduzione sul mercato botanico. I visitatori hanno la possibilità di relazionarsi direttamente con i produttori per apprendere le tecniche di riproduzione, potatura e cura delle piante. Conferenze, itinerari e valorizzazione del territorio In occasione della 28ª edizione, il programma strutturato dal comitato organizzatore affianca all’esposizione di settore una serie di attività culturali ed enogastronomiche volte a valorizzare l’intero patrimonio storico e naturale del distretto lacustre: La manifestazione si conferma un’iniziativa strategica per la promozione florovivaistica regionale, strutturata per combinare la divulgazione scientifica di settore con l’offerta ricettiva e paesaggistica del bacino vulcanico più grande d’Europa.
Il Palio dei Borgia a Nepi: Storia, Cultura e Tradizione

Il Palio di Nepi, ufficialmente noto anche come Palio dei Borgia, è una delle rievocazioni storiche più suggestive e radicate della provincia di Viterbo, nel Lazio. Questa manifestazione unisce la fedeltà della ricostruzione storica all’ardore della competizione tra le antiche contrade cittadine. Ogni anno, la cittadina di Nepi si tuffa nel proprio passato rinascimentale, richiamando visitatori e appassionati da tutta Italia per celebrare un legame storico indissolubile: quello con la potente famiglia dei Borgia. Le Radici Storiche del Palio La manifestazione si propone di rievocare un periodo di grande splendore e rilevanza politica per la città di Nepi. Il fulcro storico attorno cui ruota l’intero evento è l’anno 1499, momento in cui Rodrigo Borgia (divenuto Papa con il nome di Alessandro VI) investì sua figlia, Lucrezia Borgia, del titolo di signora e governatrice del castello e del territorio di Nepi. I documenti storici testimoniano il caloroso benvenuto che la cittadinanza riservò a Lucrezia al suo arrivo. Il Palio moderno nasce proprio con l’intento di celebrare quell’incontro e quel periodo storico, caratterizzato da un forte rinnovamento architettonico e culturale per la cittadina, simboleggiato visivamente dalla maestosa Rocca dei Borgia che ancora oggi domina il panorama nepesino. La Struttura dell’Evento e le Contrade Il Palio dei Borgia non è una semplice sfilata, ma un evento articolato che si protrae per diverse giornate, solitamente concentrate nel mese di giugno. La vita cittadina viene temporaneamente scandita dai ritmi del Rinascimento, grazie all’apertura delle tradizionali taverne e all’allestimento di mercati storici. Il cuore pulsante della festa è rappresentato dalle quattro storiche contrade in cui è diviso il territorio di Nepi: Ogni contrada possiede i propri colori, i propri simboli e un gruppo di contradaioli che lavora tutto l’anno per curare i dettagli dei costumi, degli addobbi e per allenare gli atleti che scenderanno in piazza per contendersi la vittoria. I Momenti Clou della Rievocazione Il programma del Palio è ricco di appuntamenti fissi che seguono un rigoroso protocollo storico e spettacolare: Rigore Filologico e Gestione Per evitare anacronismi e garantire il massimo rispetto della realtà storica, l’organizzazione del Palio si avvale di costanti ricerche d’archivio. Gli abiti dei figuranti sono il frutto di uno studio attento sui dipinti e sui documenti dell’epoca borghiana, realizzati da sartorie specializzate o dagli stessi laboratori artigianali delle contrade. L’evento è coordinato dall’Ente Palio dei Borgia in stretta collaborazione con il Comune di Nepi e le autorità locali. Questa sinergia assicura non solo la sicurezza delle manifestazioni, ma anche la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale che il Palio rappresenta per l’intera comunità laziale. Visitarlo significa comprendere come la storia locale possa trasformarsi in un motore di identità collettiva e valorizzazione turistica.
Un solo pianeta: la transizione ecologica riparte da Roma e dal Lazio

Il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Ambiente (World Environment Day), il principale veicolo delle Nazioni Unite per incoraggiare la consapevolezza e l’azione a livello globale a favore della protezione del nostro pianeta. Istituita ufficialmente dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1972 per commemorare l’apertura della Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente Umano, la ricorrenza vede il coinvolgimento attivo di oltre 150 Paesi. A livello internazionale, le celebrazioni ufficiali si tengono a Baku, in Azerbaigian, attorno al tema conduttore “Inspired by Nature. For Climate. For Our Future” (Ispirati dalla Natura. Per il Clima. Per il nostro Futuro). Il focus scientifico e politico della campagna globale, coordinata dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), si concentra sulla risposta immediata alla crisi climatica e sull’adozione di soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), richiamando istituzioni e cittadini all’urgenza della transizione ecologica attraverso la riduzione delle emissioni e la tutela attiva delle risorse idriche. La mobilitazione nel Lazio: il focus sui territori della Protezione Civile Nella Regione Lazio, la Giornata Mondiale dell’Ambiente assume una valenza sia simbolica che operativa. La data del 5 giugno coincide infatti con l’avvio ufficiale della stagione di monitoraggio e prevenzione territoriale, posizionandosi nei giorni di apertura della campagna estiva antincendio boschivo (AIB), attiva da giugno a settembre. Il legame strutturale tra la tutela dell’ecosistema e la gestione dei rischi è al centro dei programmi informativi regionali. Le autorità di Protezione Civile locali — come il Gruppo Comunale Volontari di Genzano di Roma — utilizzano questa ricorrenza per sensibilizzare la popolazione sulle fragilità specifiche dell’area dei Castelli Romani e dei Colli Albani. Quest’area, caratterizzata da una complessa caldera vulcanica, boschi di leccio e castagno e importanti bacini idrici, è attualmente sottoposta a una crescente pressione urbanistica. I monitoraggi scientifici condotti sui laghi di Nemi e Albano evidenziano da decenni un progressivo abbassamento dei livelli idrici, causato dalla combinazione tra mutamenti climatici e prelievi idrici. Le linee guida diffuse per il territorio laziale in questa giornata mettono in evidenza come la conservazione della biodiversità locale non sia un fattore estetico, ma una difesa concreta: un bosco diversificato resiste meglio ai parassiti, mentre un suolo ricco di vegetazione riduce il rischio di alluvioni lampo e mitiga le ondate di calore nelle aree urbane limitrofe. Gli eventi e le iniziative a Roma e provincia La risposta della Capitale e della sua area metropolitana alla chiamata dell’UNEP si articola in programmi di educazione ambientale, escursioni guidate e attività di volontariato sul campo. La Festa dell’Ambiente a Monte Compatri Nel territorio della Città Metropolitana di Roma, una delle iniziative centrali è la Festa dell’Ambiente, ospitata nel comune di Monte Compatri e realizzata con la partecipazione attiva del Parco Regionale dei Castelli Romani. L’evento prevede un fitto calendario di appuntamenti gratuiti che includono: Iniziative di sensibilizzazione nella Capitale All’interno del contesto urbano di Roma, la giornata si focalizza sul coinvolgimento delle scuole e delle associazioni cittadine attraverso laboratori didattici e attività all’aperto nei parchi storici. Le campagne informative puntano a diffondere la cultura della sostenibilità e della prevenzione dei rischi, con un’attenzione particolare alla gestione del verde pubblico maturo come strumento essenziale per contrastare le isole di calore all’interno dei quartieri densamente edificati.