Alba Longa: la città leggendaria da cui nacque Roma

Prima che Roma diventasse una delle città più potenti del mondo antico, esisteva una città legata alle sue origini: Alba Longa. Situata, secondo la tradizione, sui Colli Albani, questa antica località occupa un posto fondamentale nei racconti sulla nascita della civiltà romana. Ancora oggi, però, la sua posizione esatta rimane oggetto di dibattito tra studiosi e appassionati di storia. La leggenda attribuisce la fondazione di Alba Longa ad Ascanio, figlio dell’eroe troiano Enea. Secondo il racconto mitologico, dopo la caduta di Troia Enea raggiunse il Lazio e diede origine a una discendenza destinata a lasciare un segno profondo nella storia della penisola. Suo figlio Ascanio avrebbe fondato la città, dalla quale sarebbe poi derivata la stirpe dei re albani. Anche Romolo e Remo sono legati a questa storia. I gemelli, secondo la tradizione, erano figli di Rea Silvia, discendente della famiglia reale di Alba Longa, e del dio Marte. Dopo essere stati abbandonati sulle rive del Tevere e salvati da una lupa, sarebbero cresciuti fino a reclamare il proprio posto nella storia. Romolo avrebbe infine fondato Roma, dando inizio a una nuova fase per il territorio laziale. Ma che fine fece Alba Longa? Le fonti antiche raccontano che la città entrò in conflitto con Roma durante il regno di Tullo Ostilio. La rivalità sarebbe stata risolta attraverso il celebre combattimento tra gli Orazi, campioni romani, e i Curiazi, legati ad Alba Longa. In seguito, dopo nuovi scontri, la città venne distrutta e i suoi abitanti trasferiti a Roma. La tradizione colloca questi eventi nel VII secolo avanti Cristo. Rimane però un interrogativo: dove sorgeva davvero questa città? L’identificazione più diffusa la colloca nei pressi dell’attuale Castel Gandolfo, vicino al lago Albano. Nel corso dei secoli sono state avanzate anche altre ipotesi, legate a diverse località dei Colli Albani. Tra queste figura la proposta che individua Alba Longa sul Monte Artemisio, nell’area compresa tra Velletri e Lariano. Questa interpretazione si basa sul confronto tra fonti antiche, caratteristiche del paesaggio e testimonianze raccolte sul territorio, ma non costituisce una localizzazione definitivamente confermata dalla ricerca archeologica. La vicenda di Alba Longa continua così a intrecciare mito, storia e ricerca. Per i Castelli Romani, rappresenta un patrimonio culturale che invita a esplorare il territorio con curiosità, riscoprendo le radici più antiche del Lazio e le storie che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a costruire l’identità di Roma.
Oltre Roma, alla Riscoperta dei Borghi e della Natura

Quando si pensa al Lazio, la mente corre subito all’imponente patrimonio artistico e archeologico di Roma. Tuttavia, al di fuori del Grande Raccordo Anulare si estende una regione ricca di fascino, storia e paesaggi incontaminati, pronta ad accogliere chi cerca un turismo lento e autentico. Dalla Tuscia Viterbese alle vette dei Monti Simbruini, fino al mare della Riviera di Ulisse, il territorio laziale custodisce un patrimonio capillarmente diffuso. Un esempio emblematico è rappresentato dalla provincia di Viterbo, terra degli Etruschi e dei Papi. Qui sorge Civita di Bagnoregio, la celebre “città che muore”, adagiata su uno sperone di tufo tra i calanchi, raggiungibile solo attraverso un suggestivo ponte pedonale. Poco distante, il Parco dei Mostri di Bomarzo offre un’esperienza surreale tra sculture alchemiche scolpite nella roccia nel XVI secolo. Per gli amanti della natura, la Riserva Naturale del Lago di Vico regala sentieri immersi nei faggi secolari, perfetti per il trekking in ogni stagione. Spostandosi verso sud, il Lazio costiero vanta perle come Sperlonga e Gaeta. Sperlonga, con le sue case bianche arroccate sul mare e la grotta dell’Imperatore Tiberio, unisce il relax balneare al fascino della storia romana. Nell’interno, invece, i Monti Sublacensi e la Valle dell’Aniene ospitano i Monasteri di Subiaco, luoghi in cui San Benedetto fondò il suo ordine e dove nacque la prima tipografia d’Italia. Valorizzare queste località significa diversificare i flussi turistici, offrendo nuove opportunità economiche alle comunità locali. Tra enogastronomia d’eccellenza — dal vino Cesanese all’olio della Sabina — ed escursionismo a cavallo o in bicicletta, la Regione Lazio si conferma una destinazione poliedrica capace di sorprendere ogni viaggiatore.
Viterbo e la vigilia di Santa Rosa

La data del due settembre rappresenta per la città di Viterbo una giornata di straordinaria intensità civile, storica e religiosa. Sebbene il celebre e spettacolare Trasporto della Macchina di Santa Rosa avvenga tradizionalmente soltanto la sera del tre settembre, è proprio nella giornata della vigilia che il centro storico medievale capoluogo della Tuscia vive i suoi momenti più intimi, identitari e ricchi di significato. La festa, la cui celebrazione principale è ufficialmente inserita nel patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO, richiama ogni anno migliaia di fedeli, cittadini e turisti attratti dalle solenni cerimonie storiche che anticipano il grande evento del giorno successivo. La giornata del due settembre prende il via con la tradizionale sfilata del Corteo Storico, una rievocazione minuziosa e dettagliata che attraversa le vie e le piazze del quartiere medievale viterbese. A questa manifestazione prendono parte centinaia di figuranti in costume che indossano abiti d’epoca fedelmente riprodotti, rappresentativi delle diverse fasi storiche e culturali attraversate dalla città nel corso dei secoli, dal Medioevo fino all’epoca del Rinascimento. Nel corteo sfilano i personaggi simbolo delle antiche cariche comunali e sociali della comunità: il Podestà, il Capitano del Popolo, i notai, i gonfalonieri, i soldati, i terziari francescani e i Priori. Particolarmente suggestiva e partecipata è la presenza dei cosiddetti “Boccioli di Santa Rosa”, bambine e bambini vestiti con abiti storici o con il saio francescano, che portano in dono ceste di rose alla patrona, simboleggiando la continuità del legame affettivo tra la popolazione locale e la giovane santa vissuta nel corso del XIII secolo. Il momento centrale e più atteso della giornata del due settembre è la Solenne Processione con la Reliquia del Cuore di Santa Rosa. Il cuore intatto della patrona viene trasportato dalla Cattedrale di San Lorenzo fino al Santuario a lei dedicato, scortato dal Corteo Storico, dalle autorità civili e religiose e da una rappresentanza ufficiale del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa. Questi ultimi, uomini vestiti nella caratteristica divisa bianca con fascia rossa legata in vita, saranno gli unici protagonisti del sollevamento e del trasporto della mole della Macchina la sera successiva. La processione del due settembre costituisce dunque un atto liturgico e comunitario di profonda devozione, durante il quale l’intera cittadinanza si stringe attorno al simbolo spirituale della propria identità urbana. Accanto alle cerimonie religiose e alle rievocazioni ufficiali, Viterbo offre nella giornata del due settembre un’atmosfera di festa arricchita da numerosi eventi collaterali, mostre fotografiche dedicate alla memoria del Trasporto, mercatini dell’artigianato locale e iniziative culturali organizzate nei vari quartieri antichi, come il celebre e ben conservato quartiere San Pellegrino. Visitare la città di Viterbo la vigilia del Trasporto consente di apprezzare al meglio il grande patrimonio monumentale del centro, tra cui spiccano il Palazzo dei Papi, la Cattedrale e le antiche mura medievali, vivendo da vicino l’attesa per una delle tradizioni popolari più affascinanti e coinvolgenti dell’intera regione Lazio.
Eventi e sagre nel Lazio dopo Ferragosto

Con la conclusione delle festività del 15 agosto, la stagione estiva nella regione Lazio continua ad offrire un ricco calendario di appuntamenti culturali, enogastronomici e tradizionali. Il fine settimana successivo a Ferragosto rappresenta un momento centrale per scoprire la storia e i prodotti tipici dei borghi laziali attraverso manifestazioni storiche, sfilate folcloristiche e mercatini. Di seguito vengono presentate alcune delle principali iniziative che animano il territorio regionale in questo periodo dell’anno. Caprarola e la Tradizionale Sagra della Nocciola Uno degli appuntamenti più rilevanti della Tuscia viterbese è la Sagra della Nocciola Romana DOP a Caprarola, evento che celebra il prodotto simbolo dell’economia e della gastronomia locale. La manifestazione, che si snoda nel centro storico dominato dal maestoso Palazzo Farnese, propone un programma variegato che unisce valorizzazione agricola, spettacoli e tradizione. Rievocazioni Storiche nei Borghi del Viterbese Oltre agli eventi enogastronomici, la provincia di Viterbo ospita diverse manifestazioni legate alla storia medievale e rinascimentale. Iniziative Culturali e Visite Serali nei Parchi Archeologici Per chi preferisce un itinerario orientato all’archeologia e alla natura, il periodo di fine agosto offre un ricco programma di aperture straordinarie e visite guidate al tramonto o in notturna. Consigli Pratici per la Visita Per godere al meglio degli appuntamenti in programma durante il fine settimana si raccomanda di pianificare lo spostamento con un certo anticipo.
Ferragosto tra acque e fede nel Lazio

Nel territorio del Lazio, la solennità di Ferragosto non rappresenta soltanto una ricorrenza legata alle vacanze estive o alla classica scampagnata, ma costituisce un momento di profonda riflessione spirituale e di identità storica. Per le comunità che popolano le aree costiere del Mar Tirreno e le sponde dei laghi di origine vulcanica, la Festa della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo diviene un’occasione in cui la sacralità si intreccia con l’elemento liquido dell’acqua. Attraverso liturgie solenni, cortei navali e suggestive illuminazioni notturne, il litorale laziale e la Tuscia viterbese trasformano la notte e il giorno di metà agosto in uno scenario colmo di tradizione e devozione popolare. Fiumicino (RM): La solenne Processione a Mare e il tributo ai Caduti Nel comune costiero di Fiumicino, l’evento centrale del 15 agosto è rappresentato dalla tradizionale Processione a Mare dell’Assunta. Quest’appuntamento religioso e civile richiama ogni anno l’intera comunità cittadina, unendo le autorità locali, i fedeli e le famiglie dei pescatori. La celebrazione prende avvio con l’uscita della statua della Madonna, la quale viene trasportata dalla chiesa parrocchiale e scortata in corteo fino al canale navale. Qui avviene il momento solenne dell’imbarco dell’immagine sacra su un peschereccio prescelto. La “barca ammiraglia”, scortata dalle motovedette della Guardia Costiera, delle forze dell’ordine e da numerosi pescherecci e natanti privati decorati per l’occasione, prende il largo verso il punto in cui si trova la statua della Madonnina subacquea. Giunti al largo sul mare Tirreno, si compie il gesto più toccante della commemorazione: gli Scout e i rappresentanti delle istituzioni procedono al lancio di una corona di alloro nelle acque. Questo rito è rivolto a rendere omaggio alla memoria di tutti i caduti del mare, ricordando il sacrificio e la dedizione di coloro che hanno perso la vita nel lavoro marittimo o nel servizio. L’imbarco e il solenne tributo rappresentano un legame indissolubile tra la comunità di Fiumicino e il proprio mare, vissuto sia come risorsa di vita sia come luogo di ricordo. Marta (VT): La magia della processione “aux flambeaux” sul Lago di Bolsena Spostandosi nell’Alta Tuscia, la sera della vigilia di Ferragosto (il 14 agosto), il borgo di Marta, situato lungo le sponde del Lago di Bolsena, diviene teatro di un rito notturno di forte impatto visivo e raccoglimento: la processione “aux flambeaux” in onore della Madonna Assunta. A differenza delle tradizionali manifestazioni diurne, questo evento si svolge nell’oscurità serale. Le vie del paese e l’intero tratto del lungolago vengono illuminati dalla luce calda di migliaia di lumini e fiammelle disposti per l’occasione. Durante lo svolgimento del corteo religioso, la statua dell’Assunta sfila accompagnata dai membri della Confraternita locale, dalla popolazione e dalle note eseguite dal corpo bandistico cittadino. L’atmosfera del lungolago di Marta viene arricchita dai riflessi delle luci sulle acque calme del bacino lacustre di Bolsena, creando un ambiente suggestivo che unisce la liturgia mariana alla bellezza naturale del paesaggio vulcanico. Isola di Ponza (LT): La festa dell’Assunta e le tradizioni culinarie a Le Forna Nella provincia di Latina, l’Isola di Ponza celebra la ricorrenza di Ferragosto in modo solenne, in particolare presso la frazione di Le Forna e presso la Chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna dell’Assunta. La giornata del 15 agosto si apre al mattino con il suono a festa delle campane dell’isola e le marce eseguite dalla banda musicale. Dopo le diverse celebrazioni liturgiche previste nel corso della giornata, nel tardo pomeriggio ha luogo la solenne processione che vede la statua della Vergine percorrere le strade dell’isola per poi proseguire con il passaggio e la benedizione via mare. La sfilata delle imbarcazioni lungo la costa evidenzia la vocazione marittima degli abitanti di Ponza. La serata si conclude tradizionalmente con intrattenimenti musicali e con lo spettacolo di fuochi d’artificio pirotecnici che illuminano il cielo notturno dell’isola. Alla festa religiosa si affianca la valorizzazione delle risorse gastronomiche locali. Subito dopo la ricorrenza mariana, il 16 agosto si svolge la consueta Sagra del Pesce (pesce azzurro), un momento di convivialità comunitaria in cui vengono proposte le preparazioni ittiche tipiche della tradizione marittima ponzese. Quadro riassuntivo degli eventi Località Tipologia di acqua Data principale Elementi caratterizzanti del rito Fiumicino (RM) Mar Tirreno 15 Agosto Imbarco della statua dell’Assunta su peschereccio e lancio della corona d’alloro in memoria dei caduti. Marta (VT) Lago di Bolsena 14 Agosto Processione serale “aux flambeaux” con vie e lungolago illuminati da migliaia di lumini. Isola di Ponza (LT) Mar Tirreno (Frazione Le Forna) 15–16 Agosto Processione via terra e mare, spettacoli pirotecnici e successiva Sagra del Pesce Azzurro.
Maremma Laziale e Saline di Tarquinia

Nel nord-ovest del Lazio, lungo il litorale della provincia di Viterbo e nell’entroterra della Tuscia, si estende un territorio che si discosta nettamente dall’immaginario classico della campagna romana. Distante dalle colline pettinate e dai pini domestici dell’Agro Romano, la Maremma Laziale conserva un paesaggio rurale e selvaggio, caratterizzato da ampie praterie, pascoli a perdita d’occhio e un’identità legata alla secolare tradizione della pastorizia ed equine. Questa striscia di terra, storicamente condivisa con la vicina Toscana, rappresenta l’anima più autentica di un ambiente plasmatosi tra la costa e la pianura. Qui la presenza dell’uomo ha mantenuto a lungo ritmi cadenzati dalla natura, lasciando spazio a spazi aperti dove pascolano mandrie di bovini e cavalli maremmani. I butteri laziali e la tradizione equestre Elemento centrale dell’identità storica della Maremma Laziale è la figura del buttero, il tradizionale pastore a cavallo del litorale tirrenico. Per secoli, i butteri hanno guidato le mandrie negli ampi pascoli della pianura e tra la macchia mediterranea. Il loro lavoro si svolge tradizionalmente in sella al cavallo maremmano, una razza nota per la sua rusticita, forza e resistenza, capace di adattarsi ai terreni più impervi. La presenza di questi cavalli, spesso lasciati allo stato brado o semibrado nei pascoli della Tuscia costiera, testimonia una continuità culturale unica. L’immagine dei butteri impegnati nella gestione del bestiame rievoca un’atmosfera d’altri tempi, che ha valso a questa regione l’appellativo di “Far West” laziale, pur rimanendo radicata in una solida eredità rurale locale. La Riserva Naturale Statale Saline di Tarquinia Lungo il litorale di Tarquinia, a ridosso dell’antico sito di Gravisca, il paesaggio delle praterie lascia il posto a una zona umida di primaria importanza scientifica e naturalistica: la Riserva Naturale Statale Saline di Tarquinia. Istituita nel 1980 ai sensi della Convenzione di Ramsar e attualmente gestita dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, la riserva si estende per circa 170 ettari, di cui un’ampia porzione è occupata da vasche e specchi d’acqua salata. Le saline hanno origini antiche, con testimonianze di estrazione che risalgono all’epoca etrusca e romana. La struttura moderna fu progettata nel 1802 sotto il pontificato di Papa Pio VII e l’attività estrettiva è rimasta attiva per quasi due secoli, fino alla chiusura definitiva degli impianti avvenuta nel 1997. Accanto al complesso delle vasche sorge un piccolo borgo industriale dell’Ottocento, edificato originariamente per alloggiare le maestranze e i lavoratori dello stabilimento. Oasi dell’avifauna e i fenicotteri rosa Oggi l’area delle ex saline rappresenta un ecosistema protetto, classificato come Zona di Protezione Speciale (ZPS) e Sito di Importanza Comunitaria (SIC). In assenza dell’estrazione industriale del sale, la riserva si è trasformata in un rifugio fondamentale per la sosta, lo svernamento e la nidificazione di oltre duecento specie di uccelli, sia stanziali che migratori. Tra le specie più note presenti nella riserva vi è il fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus). I fenicotteri utilizzano le vasche a bassa profondità per nutrirsi di piccoli crostacei come l’Artemia salina, la cui presenza conferisce al loro piumaggio la caratteristica sfumatura rosata. Accanto ai fenicotteri, la riserva ospita aironi cenerini, garzette, cavalieri d’Italia, falchi di palude e martin pescatori, rendendo questo tratto di costa del Viterbese un punto di riferimento per il birdwatching e la conservazione ambientale. La combinazione tra il patrimonio storico dei butteri e l’ecosistema protetto delle Saline di Tarquinia fa della Maremma Laziale una delle aree geografiche più singolari della regione, in cui la natura selvaggia e le tradizioni della terra si fondono in un equilibrio unico.
Rinascimento Lepino a Cori

Sulle pendici dei Monti Lepini, a pochi chilometri dalla pianura pontina, la cittadina di Cori (in provincia di Latina) conserva un patrimonio storico, architettonico e folkloristico tra i più ricchi del Lazio. Ogni estate, la comunità corese compie un vero e proprio tuffo nel passato con il Carosello Storico dei Rioni, una rievocazione dettagliata che fa rivivere l’atmosfera del Rinascimento e celebra le antiche festività dedicate alla patrona della città, Sant’Oliva. Tra cortei in costume, acrobazie di sbandieratori acclamati a livello internazionale e la tensione agonistica della Giostra dell’Anello, l’evento rappresenta una testimonianza viva dell’identità e della passione del territorio. Le radici storiche e la divisione nei tre Rioni Le origini del Carosello Storico affondano nella storia cinquecentesca della città. La manifestazione trae infatti ispirazione dagli Statuti Cittadini del 1547, che regolamentavano la vita pubblica, la difesa civica e le celebrazioni comunali. Secondo la tradizione dell’epoca, in occasione delle festività religiose e civili principali, la popolazione si riuniva per disputare palii e corse d’anello. Ancora oggi, come nel XVI secolo, la città è suddivisa nei suoi tre storici rioni, detti “Porte”: La rivalità tra le tre Porte costituisce il motore propulsore della manifestazione. Per mesi intero, nei rispettivi rioni, cittadini di ogni età lavorano alla sartoria storica, agli allestimenti delle strade e all’allenamento di cavalieri e sbandieratori. Il maestoso Corteo Storico e l’arte degli Sbandieratori La giornata del Palio si apre con l’imponente Corteo Storico, una sfilata rinascimentale che conta centinaia di figuranti in abiti d’epoca rigorosamente ricostruiti sulla base di documenti storici e dipinti del Cinquecento. Nobili, dame, magistrati, armati e popolani sfilano lungo le vie lastricate del centro storico tra il rullare dei tamburi e lo squillo delle chiarine. Elemento di vanto assoluto per la comunità di Cori è l’esibizione degli Sbandieratori. La scuola corese dell’arte della bandiera è rinomata e premiata in tutto il mondo per la complessità delle sue coreografie e la precisione dei lanci. Durante il corteo e prima della gara, gli sbandieratori eseguono acrobazie spettacolari sincronizzate, facendo volteggiare le insegne dei rioni ad altezze elevate tra i vicoli e le piazze medievali. La Giostra dell’Anello e l’assegnazione del Palio Il momento culminante della rievocazione è la Giostra dell’Anello, la sfida a cavallo che decide l’assegnazione del Palio di Sant’Oliva. Nell’inquadramento della gara, i cavalieri rappresentanti le tre Porte si sfidano in una prova di grande abilità, velocità e precisione. L’obiettivo dei giostratori è lanciare i propri cavalli al galoppo lungo un percorso rettilineo e infilare, utilizzando un pugnale in legno, una serie di anelli metallici sospesi lungo il tragitto. Le dimensioni degli anelli variano, rendendo la presa progressivamente più difficile e richiedendo una sintonia perfetta tra cavallo e cavaliere. Ogni anello colto assegna un punteggio specifico alla Porta di appartenenza. Al termine di tutte le tornate di gara, la Porta che accumula il punteggio più alto si aggiudica il Palio, un drappo dipinto ogni anno da artisti locali o nazionali, che viene consegnato tra l’esultanza del rione vincitore e portato in trionfo per le vie della città. Identità, cultura e accoglienza Il Carosello Storico e il Palio di Sant’Oliva non sono soltanto uno spettacolo per turisti e appassionati di storia, ma rappresentano un elemento fondamentale di coesione sociale per Cori. La manifestazione celebra il legame inscindibile tra patrimonio monumentale — come il celebre Tempio di Ercole e la Collegiata di Santa Maria della Pietà — e la tradizione immateriale. Durante le serate del Palio, le taverne rionali aperte nei vicoli offrono ai visitatori la possibilità di degustare i piatti tipici della cucina lepina e i celebri vini DOC di Cori, trasformando la rievocazione in una festa corale di accoglienza, storia e cultura.
La Tradizione nel Piatto: Torna la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu

A Ciciliano, caratteristico comune della città metropolitana di Roma Capitale, il mese di luglio si accende nel segno della gastronomia e della memoria comunitaria. Dal 10 al 12 luglio, il borgo ospita uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu. L’evento, interamente dedicato alla valorizzazione del tipico raviolo locale fatto rigorosamente a mano, rappresenta un momento di fondamentale importanza per la salvaguardia delle radici culturali ed enogastronomiche della zona dei Monti Prenestini. Un’Eredità Culinaria Custodita nel Tempo Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato proprio dal raviolo ciciglianegliu. Non si tratta di una semplice pasta ripiena, ma di un vero e proprio simbolo identitario. La produzione di questo piatto segue un disciplinare non scritto, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese. La preparazione richiede una maestria artigianale che si esprime fin dalla sfoglia: questa deve essere tirata con pazienza per raggiungere lo spessore ideale, capace di contenere il ricco ripieno senza rompersi durante la cottura. Gli ingredienti utilizzati per la farcitura e per il condimento riflettono l’economia agricola e pastorale della zona, legata a sapori genuini, formaggi locali ed erbe aromatiche. Durante i tre giorni di festa, le sapienti mani delle sfogline locali si mettono all’opera per garantire una produzione che rispetti in tutto e per tutto gli standard della tradizione storica. Il Programma e l’Esperienza nel Borgo La sagra si articola nell’arco di tre serate in cui il centro storico di Ciciliano si trasforma in un grande ristorante a cielo aperto. I visitatori hanno l’opportunità di degustare il raviolo tipico all’interno di un contesto che unisce il piacere del palato alla scoperta del patrimonio architettonico locale. Elementi Cardine dell’Evento: L’affluenza di pubblico, che storicamente coinvolge sia gli abitanti dei comuni limitrofi sia i turisti provenienti da Roma, dimostra come la combinazione tra buon cibo e valorizzazione del territorio sia una formula vincente per il turismo sostenibile e di prossimità. Ciciliano: Una Cornice Ricca di Storia Partecipare alla sagra offre anche l’occasione ideale per scoprire Ciciliano. Situato su una collina che domina le valli circostanti, il paese vanta origini antiche, legate alle popolazioni degli Equi e alla successiva epoca romana. Il centro abitato è dominato dal maestoso Castello Theodoli, una fortezza che testimonia il passato medievale e feudale del borgo. Passeggiare tra i vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette del centro storico permette di fare un vero e proprio salto nel tempo, rendendo l’esperienza della sagra un percorso culturale completo che va ben oltre la sola dimensione culinaria. L’Importanza della Filiera Corta e della Comunità Il successo della Sagra del Raviolo Ciciglianegliu risiede nella stretta collaborazione tra i produttori locali, le associazioni del territorio e l’amministrazione comunale. Questo sforzo collettivo garantisce l’impiego di materie prime a chilometro zero, sostenendo l’economia locale e promuovendo un modello di consumo consapevole. Il raviolo diventa così un ambasciatore del territorio, in grado di raccontare, attraverso il suo sapore, la storia, la geografia e l’anima di Ciciliano.
Michele Mari vince il Premio Strega 2026

L’attesa è finita per il mondo delle lettere italiane. Nella serata di mercoledì 8 luglio 2026, la storica cornice di Piazza del Campidoglio a Roma ha ospitato l’atto conclusivo dell’ottantesima edizione del Premio Strega. L’ambìto riconoscimento letterario è stato assegnato a Michele Mari con il suo romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi. L’autore ha ottenuto una netta vittoria conquistando anche il favore delle giurie giovanili, segnando una doppietta memorabile per questa edizione d’anniversario. La classifica della serata finale Lo spoglio dei voti complessivi ha confermato i pronostici della vigilia, delineando una gerarchia chiara all’interno della sestina dei finalisti. Di seguito viene riportato il quadro ufficiale delle preferenze espresse dai giurati: L’opera di Mari ha convinto la platea dei votanti grazie a una struttura narrativa che unisce ironia, introspezione e tinte noir. La trama segue le vicende di un gruppo di ex compagni di scuola che, all’indomani dell’esame di maturità, stringono un patto finanziario ed esistenziale: alimentare un fondo comune che verrà interamente ereditato solo dagli ultimi tre superstiti della classe. Un pretesto che si trasforma in una profonda riflessione sulla memoria e sullo scorrere del tempo. Che cos’è il Premio Strega: storia e tradizione Nato nel secondo dopoguerra, il Premio Strega rappresenta la più prestigiosa competizione letteraria in Italia. Fondato a Roma nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della storica azienda produttrice del Liquore Strega di Benevento (da cui il premio prende il nome), l’evento nacque con l’obiettivo di rilanciare la cultura e la narrativa nazionale dopo i traumi del conflitto mondiale. Il nucleo originario dei giurati fu battezzato “Amici della Domenica”, un gruppo d’intellettuali, scrittori e artisti che si riunivano periodicamente nel salotto di casa Bellonci per discutere di libri e società. Nel corso dei decenni, l’albo d’oro del premio ha visto trionfare i più grandi nomi della letteratura italiana del Novecento, tra cui Elsa Morante, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Primo Levi e Umberto Eco, trasformando la manifestazione in un termometro fondamentale dei gusti e delle tendenze culturali del Paese. Il meccanismo di voto odierno Il Premio Strega mantiene salda la sua tradizione pur essendosi adeguato nel tempo alle nuove dinamiche editoriali. La giuria attuale è profondamente ampliata rispetto ai primi anni e comprende: La competizione si articola tradizionalmente in due fasi principali: una prima selezione in tarda primavera che riduce i candidati alla storica cinquina (diventata eccezionalmente una sestina in questa edizione per includere i piccoli editori ex aequo), e la grande serata finale di inizio luglio a Roma, durante la quale avviene lo spoglio pubblico in diretta televisiva che decreta il vincitore assoluto.
Viterbo nel Tempo: Ludika 1243

Il quartiere medievale di San Pellegrino, a Viterbo, è un gioiello architettonico che già in un normale pomeriggio di sole sembra fermo al Duecento. Ma c’è un momento dell’anno in cui l’illusione diventa assoluta, le lancette della storia tornano indietro di secoli e i vicoli in pietra si popolano di figure d’altri tempi. Nel 2026 l’appuntamento si rinnova: torna Ludika 1243, la manifestazione che trasforma il cuore della città papale in un palcoscenico a cielo aperto dove la storia si fonde con il gioco, l’interazione e la fantasia. Non si tratta della classica e austera rievocazione storica da guardare da dietro una transenna. Il format di Ludika, da sempre, mette al centro lo spettatore, rendendolo parte attiva di un grande racconto collettivo, ideale sia per gli appassionati di cultura medievale sia per le famiglie in cerca di un weekend fuori dal comune. Il Contesto Storico: Perché il 1243? Il nome dell’evento non è un numero scelto a caso. Il 1243 rappresenta un anno cruciale per la storia di Viterbo. Fu l’anno in cui la città subì il celebre assedio da parte delle truppe imperiali di Federico II di Svevia. La resistenza dei viterbesi rimase epica, e la manifestazione celebra proprio quello spirito, ma lo fa attraverso la lente della leggerezza, della cultura e, soprattutto, dell’attività ludica. La genialità dell’evento sta nel saper tradurre la memoria storica in un linguaggio accessibile e pop, capace di affascinare i bambini e stimolare gli adulti attraverso la curiosità. Un Quartiere Trasformato in Teatro a Cielo Aperto Durante i giorni della manifestazione, il quartiere San Pellegrino subisce una metamorfosi. Le piazze principali e i caratteristici vicoli coperti (i tipici profferli viterbesi) diventano lo sfondo per performance artistiche continuative. Un Evento Pop per Famiglie e Appassionati La forza di Ludika 1243 risiede nella sua totale inclusività. Se i puristi della rievocazione possono apprezzare la cura filologica degli abiti e delle armi, i bambini vengono rapiti dalle storie dei cantastorie e dalla possibilità di cimentarsi in giochi di abilità che non richiedono uno schermo digitale. Per qualche ora, la distrazione della tecnologia moderna lascia il posto alla manualità, alla socializzazione e alla meraviglia della finzione scenica. Passeggiare per Viterbo durante l’evento significa imbattersi in un nobile intento a conversare con un cittadino del 2026, o vedere un cavaliere in armatura che spiega a un bambino i segreti del suo scudo. Idee per il Weekend nella Tuscia Partecipare a Ludika 1243 è anche la scusa perfetta per scoprire il resto della città e della Tuscia viterbese. Il percorso all’interno del quartiere San Pellegrino può essere integrato con una visita al celebre Palazzo dei Papi (teatro del primo e più lungo conclave della storia) e alla splendida Cattedrale di San Lorenzo. L’unione tra l’austera bellezza architettonica di Viterbo e la vivacità colorata della manifestazione crea un cortocircuito visivo unico, confermando questo evento come uno dei momenti più originali e coinvolgenti dell’estate nel Lazio.