A Manziana torna la Sagra dell’Arrosticino

L’estate laziale entra nel vivo e, come da tradizione, i borghi della provincia si preparano a ospitare appuntamenti gastronomici e culturali di grande richiamo. Tra gli eventi più attesi di questo fine settimana spicca senza dubbio la Sagra dell’Arrosticino a Manziana, in provincia di Roma. L’iniziativa, in programma da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2026, promette di trasformare il comune a ridosso del lago di Bracciano in un punto di ritrovo ideale per gli amanti del buon cibo, della convivialità e dell’intrattenimento all’aria aperta. L’organizzazione dell’intera manifestazione è curata con passione e impegno dal Rione Piazza, una delle realtà associative storiche del territorio, che da anni si adopera per valorizzare la socialità locale e offrire a residenti e visitatori momenti di svago e condivisione. Sapori autentici e birra artigianale Il cuore pulsante della tre giorni sarà, ovviamente, la proposta culinaria. Protagonisti assoluti dell’evento sono gli arrosticini, i celebri spiedini di carne di pecora tagliata a cubetti, cotti rigorosamente alla brace sui caratteristici bracieri allungati (comunemente chiamati “canaline”). Questa pietanza, pur essendo originaria della tradizione abruzzese, ha saputo conquistare un posto d’onore nelle abitudini gastronomiche del Lazio, diventando un vero e proprio simbolo delle serate estive all’aperto. Gli stand gastronomici allestiti dal Rione Piazza garantiranno una cottura ottimale e costante per soddisfare il palato dei presenti. Ad accompagnare gli arrosticini ci sarà una selezione di birre artigianali, pensate per esaltare il sapore intenso della carne ovina e offrire un fresco ristoro nelle calde serate di luglio. Intrattenimento, giochi e tradizione Oltre all’aspetto puramente gastronomico, la Sagra dell’Arrosticino si propone come una festa popolare a tutto tondo, adatta a un pubblico di tutte le età. Il programma delle tre serate prevede infatti una serie di attività ricreative pensate per coinvolgere attivamente i partecipanti: Un’occasione per scoprire Manziana La Sagra dell’Arrosticino rappresenta anche un’eccellente opportunità per fare una gita fuori porta e scoprire le bellezze naturali e storiche di Manziana. Situata in una posizione collinare privilegiata, la cittadina è famosa per la vicina Faggeta di Monte Raschio (patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO) e per il monumento naturale della Caldara di Manziana, un’area d’interesse geologico caratterizzata da emissioni gassose e acque sulfuree. Abbinare una passeggiata pomeridiana tra i boschi o nel centro storico a una cena a base di arrosticini e birra artigianale sotto le stelle è la formula perfetta per vivere appieno il fine settimana del 17, 18 e 19 luglio 2026.
Il gusto della tradizione a Rocca Santo Stefano

Nella provincia di Roma, adagiato sulle alture del territorio laziale e immerso nella cornice paesaggistica dei boschi locali, il piccolo borgo di Rocca Santo Stefano rinnova uno degli appuntamenti gastronomici più sentiti e storici dell’estate: la Sagra degli Gnoccacci ai Funghi Porcini. La manifestazione rappresenta un momento di profonda valorizzazione delle radici culinarie locali, capace di richiamare residenti, visitatori e appassionati di cucina tradizionale. Che cosa sono gli Gnoccacci e il marchio De.Co. Il piatto protagonista della celebrazione è rappresentato dagli gnoccacci, una variante tipica e caratteristica della pasta fatta in casa. A differenza dei classici gnocchi a base di patate, la ricetta tradizionale di Rocca Santo Stefano prevede una preparazione essenziale e rustica, realizzata impastando esclusivamente acqua e farina. I punti chiave della tradizione culinaria rocchetana includono: L’assegnazione del marchio De.Co. certifica il legame indissolubile tra la comunità di Rocca Santo Stefano e il suo patrimonio enogastronomico, garantendo la fedeltà all’antica lavorazione artigianale. Il programma e le date dell’evento L’evento si snoda nella seconda metà di luglio (con le serate clou fissate per sabato 18 luglio e sabato 25 luglio). La formula organizzativa coinvolge le istituzioni locali, la Pro Loco e le associazioni di cittadini responsabili della gestione dell’accoglienza e degli allestimenti. Le dinamiche principali della sagra prevedono: Un’occasione per riscoprire il borgo La Sagra degli Gnoccacci non è soltanto una fiera gastronomica, ma costituisce un’opportunità di promozione turistica e culturale per Rocca Santo Stefano. Il centro abitato è caratterizzato da vicoli in pietra, scorci panoramici e un’architettura che conserva la struttura dei borghi di collina della campagna romana. Partecipare alla manifestazione consente ai visitatori di unire il piacere della buona tavola alla scoperta della natura circostante. La folta vegetazione che circonda il paese è infatti ricca di castagni e querce, ambiente ideale per la crescita spontanea dei funghi porcini e per la pratica dell’escursionismo e del turismo lento. Rocca Santo Stefano è facilmente raggiungibile in auto dalla capitale percorrendo la viabilità principale della provincia di Roma, rappresentando una meta ideale per le uscite serali alla ricerca di refrigerio e sapori autentici durante i mesi estivi. La partecipazione della popolazione locale, unita alla cura nell’accoglienza, testimonia il forte valore identitario che questo appuntamento continua a rivestire anno dopo anno.
I sapori della Tuscia: torna il Festival dell’Aglio Rosso a Proceno

Il fine settimana del 18 e 19 luglio 2026 accende i riflettori su uno dei borghi più caratteristici dell’Alta Tuscia viterbese: Proceno. Sabato e domenica il piccolo comune laziale ospita una nuova edizione del Festival dell’Aglio Rosso, un appuntamento interamente dedicato alla valorizzazione di una delle eccellenze agroalimentari più importanti, identitarie e storiche dell’intero territorio regionale. L’evento rappresenta un’occasione per scoprire la ricchezza gastronomica e culturale della provincia di Viterbo, celebrando un prodotto che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Lazio, oltre a essere iscritto nell’elenco dell’Arca del Gusto di Slow Food e tutelato come Denominazione Comunale (De.Co.). Un’eccellenza PAT nel cuore dell’Alta Tuscia L’Aglio Rosso di Proceno non è un semplice ingrediente, ma il risultato di una lunghissima selezione operata nel corso dei secoli dagli agricoltori locali. La sua coltivazione si concentra storicamente nel territorio del Comune di Proceno e in una ristretta area limitrofa del Comune di Acquapendente. La semina avviene tradizionalmente nei mesi invernali, tra dicembre e febbraio, mentre la raccolta si concentra tra i mesi di giugno e luglio, rendendo le giornate di metà estate il momento ideale per consumare e celebrare il prodotto fresco. Da un punto di vista morfologico, il bulbo si presenta con dimensioni medie, bulbilli corti e tozzi, e una tunica esterna caratterizzata dalle inconfondibili sfumature di colore rosso. A distinguere questa varietà sono soprattutto le proprietà organolettiche: un profumo intenso e persistente unito a un sapore forte, deciso e piacevolmente piccante. I riferimenti storici legati a questa coltivazione sono antichissimi, documentati già in testi storici risalenti al XV e XVI secolo riguardanti l’area di Bolsena e della Val di Lago, a testimonianza di un legame indissolubile con l’economia rurale e la storia della Tuscia. Oggi, a ulteriore tutela di questa biodiversità, il territorio fa parte del Biodistretto del Lago di Bolsena. Il programma gastronomico e le ricette contadine Al centro del Festival dell’Aglio Rosso di Proceno si trova, naturalmente, l’aspetto enogastronomico, curato attraverso l’allestimento di stand dedicati e degustazioni volte a valorizzare la versatilità del prodotto nella cucina tradizionale. Il percorso culinario proposto durante il fine settimana del 18 e 19 luglio offre una panoramica delle ricette tipiche della tradizione contadina locale. Tra i piatti principali in programma e pronti per essere degustati dai visitatori spiccano: Inoltre, i produttori locali presentano il prodotto nella sua veste più classica e artigianale, ovvero confezionato a mano nelle tradizionali trecce, acquistabili direttamente durante le giornate di festa. Cultura, territorio e turismo slow Il festival non si limita alla sola offerta gastronomica, ma si configura come un vero e proprio invito al turismo lento e alla scoperta del patrimonio storico locale. Proceno è un piccolo borgo medievale arroccato sulle colline viterbesi, che conserva intatta la sua struttura antica. Oltre alle aree dedicate al cibo e alla ristorazione all’aperto, il programma delle due giornate prevede iniziative culturali volte a intrattenere e informare i visitatori. Sono previste visite guidate all’interno del centro storico medievale, momenti di animazione e intrattenimento musicale per le vie del paese e incontri di approfondimento dedicati alla biodiversità, all’agricoltura sostenibile e alla tutela dei prodotti tipici. L’evento si conferma così come un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon cibo e per chiunque desideri esplorare le tradizioni più autentiche della campagna laziale.
La Tradizione nel Piatto: Torna la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu

A Ciciliano, caratteristico comune della città metropolitana di Roma Capitale, il mese di luglio si accende nel segno della gastronomia e della memoria comunitaria. Dal 10 al 12 luglio, il borgo ospita uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu. L’evento, interamente dedicato alla valorizzazione del tipico raviolo locale fatto rigorosamente a mano, rappresenta un momento di fondamentale importanza per la salvaguardia delle radici culturali ed enogastronomiche della zona dei Monti Prenestini. Un’Eredità Culinaria Custodita nel Tempo Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato proprio dal raviolo ciciglianegliu. Non si tratta di una semplice pasta ripiena, ma di un vero e proprio simbolo identitario. La produzione di questo piatto segue un disciplinare non scritto, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese. La preparazione richiede una maestria artigianale che si esprime fin dalla sfoglia: questa deve essere tirata con pazienza per raggiungere lo spessore ideale, capace di contenere il ricco ripieno senza rompersi durante la cottura. Gli ingredienti utilizzati per la farcitura e per il condimento riflettono l’economia agricola e pastorale della zona, legata a sapori genuini, formaggi locali ed erbe aromatiche. Durante i tre giorni di festa, le sapienti mani delle sfogline locali si mettono all’opera per garantire una produzione che rispetti in tutto e per tutto gli standard della tradizione storica. Il Programma e l’Esperienza nel Borgo La sagra si articola nell’arco di tre serate in cui il centro storico di Ciciliano si trasforma in un grande ristorante a cielo aperto. I visitatori hanno l’opportunità di degustare il raviolo tipico all’interno di un contesto che unisce il piacere del palato alla scoperta del patrimonio architettonico locale. Elementi Cardine dell’Evento: L’affluenza di pubblico, che storicamente coinvolge sia gli abitanti dei comuni limitrofi sia i turisti provenienti da Roma, dimostra come la combinazione tra buon cibo e valorizzazione del territorio sia una formula vincente per il turismo sostenibile e di prossimità. Ciciliano: Una Cornice Ricca di Storia Partecipare alla sagra offre anche l’occasione ideale per scoprire Ciciliano. Situato su una collina che domina le valli circostanti, il paese vanta origini antiche, legate alle popolazioni degli Equi e alla successiva epoca romana. Il centro abitato è dominato dal maestoso Castello Theodoli, una fortezza che testimonia il passato medievale e feudale del borgo. Passeggiare tra i vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette del centro storico permette di fare un vero e proprio salto nel tempo, rendendo l’esperienza della sagra un percorso culturale completo che va ben oltre la sola dimensione culinaria. L’Importanza della Filiera Corta e della Comunità Il successo della Sagra del Raviolo Ciciglianegliu risiede nella stretta collaborazione tra i produttori locali, le associazioni del territorio e l’amministrazione comunale. Questo sforzo collettivo garantisce l’impiego di materie prime a chilometro zero, sostenendo l’economia locale e promuovendo un modello di consumo consapevole. Il raviolo diventa così un ambasciatore del territorio, in grado di raccontare, attraverso il suo sapore, la storia, la geografia e l’anima di Ciciliano.
A Tolfa torna la Sagra della Bistecca: il trionfo della carne locale alla brace

Nel cuore dell’estate laziale, il suggestivo borgo collinare di Tolfa, in provincia di Roma, si prepara a ospitare uno degli appuntamenti gastronomici più attesi del territorio: la Sagra della Bistecca. Nelle giornate del 10 e 11 luglio, le storiche vie e le piazze della cittadina faranno da cornice a una manifestazione interamente dedicata alla valorizzazione dei prodotti tipici locali, con un focus assoluto sulla carne di altissima qualità cotta rigorosamente alla brace. L’evento rappresenta un connubio perfetto tra la riscoperta delle tradizioni culinarie del comprensorio dei Monti della Tolfa e la promozione turistica di un territorio ricco di storia, natura e cultura. La valorizzazione della carne locale e della cottura alla brace Il punto di forza indiscusso della Sagra della Bistecca è la provenienza della materia prima. La carne proposta durante la manifestazione proviene infatti da allevamenti locali, una scelta che garantisce una filiera corta, freschezza e un profondo legame con l’ambiente circostante. Il territorio di Tolfa è storicamente vocato alla pastorizia e all’allevamento estensivo, fattori che si riflettono direttamente sulla tenerezza e sul sapore inconfondibile dei tagli di carne selezionati. La preparazione segue le regole d’oro della tradizione culinaria laziale: Lo scenario: lo splendido borgo collinare di Tolfa Oltre all’aspetto prettamente gastronomico, la sagra offre ai visitatori l’opportunità di immergersi nell’atmosfera unica di Tolfa. Situato su un’altura che domina il paesaggio circostante, questo antico borgo conserva intatto il suo fascino medievale, caratterizzato da vicoli caratteristici, palazzi storici e scorci panoramici che spaziano dai monti fino al mare della costa tirrenica. Passeggiare per il centro storico durante le sere del 10 e 11 luglio significa vivere un’esperienza multisensoriale, dove il profumo invitante della carne alla brace si fonde con la freschezza del clima collinare, offrendo una piacevole fuga dalla calura estiva delle aree metropolitane e costiere. Un’occasione per il turismo del territorio La Sagra della Bistecca non è soltanto un momento di aggregazione per gli abitanti del luogo, ma si attesta come un vero e proprio volano per il turismo di prossimità. Manifestazioni di questo tipo attirano regolarmente visitatori da tutta la provincia di Roma e dalle aree limitrofe, desiderosi di trascorrere una serata all’insegna del buon cibo e della convivialità. L’evento si inserisce nel più ampio calendario delle attività estive del comune di Tolfa, volte a far conoscere le eccellenze artigianali (celebre è anche la tradizione della lavorazione del cuoio) e lo straordinario patrimonio naturalistico circostante, ideale per gli amanti del trekking e delle escursioni. Nota per i visitatori: Per godersi appieno l’evento, si consiglia di raggiungere il borgo nelle prime ore della sera, così da poter passeggiare tra le vie del centro prima dell’apertura degli stand gastronomici e ammirare il tramonto dalle caratteristiche terrazze panoramiche di Tolfa.
Il Grano d’Oro di Minturno

Se pensate che le sagre estive siano solo un’occasione per gustare un piatto tipico su una panchina di legno, c’è un angolo nel sud del Lazio pronto a smentirvi. A Minturno, ultimo avamposto della provincia di Latina prima del confine campano, l’estate non si misura solo in stabilimenti balneari e turismo costiero. Qui, da secoli, il cuore della comunità batte per una tradizione agricola e devozionale unica nel suo genere: la Sagra delle Regne. Non si tratta di una semplice festa gastronomica, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo legato alla terra, al lavoro dei campi e alla profonda devozione popolare. Cosa sono “Le Regne”? Per capire il valore di questo evento, bisogna partire dal nome. Nel dialetto locale, le “regne” sono i covoni di grano. Un tempo, la mietitura rappresentava il momento più importante dell’anno solare per l’economia contadina: la fine di mesi di fatiche e la garanzia del pane per l’inverno successivo. La Sagra delle Regne, che affonda le sue radici in epoche remote e si lega storicamente ai culti della fertilità e del ringraziamento, è l’atto conclusivo di questo ciclo. La celebrazione si inserisce nel contesto della festa patronale in onore della Madonna delle Grazie, alla quale i contadini offrivano (e offrono tuttora) il primo e migliore raccolto della stagione come segno di gratitudine e per auspicare la benevolenza divina sulle annate future. Il Rituale dello Sgranamento e i Costumi Tradizionali Il culmine della manifestazione si distacca nettamente dalle classiche feste di piazza. Le strade del centro storico di Minturno e l’area del suggestivo Castello Baronale si popolano di figuranti che indossano i costumi tradizionali minturnesi. Questi abiti, ricchi di ricami, tessuti pesanti e dettagli che richiamano la storia sociale del territorio (con influenze che spaziano dal Regno di Napoli alle mode locali dei secoli passati), non sono semplici travestimenti, ma un patrimonio culturale custodito con orgoglio dalle famiglie del posto. Il momento centrale e più spettacolare della festa è la rievocazione della trescatura, ovvero lo sgranamento del grano. Come avviene la trescatura tradizionale: I covoni di grano (le regne, appunto) vengono portati in piazza sui tradizionali carri trainati da buoi. Qui, attraverso il calpestio dei cavalli o l’uso di antichi strumenti agricoli manuali, le spighe vengono battute sul terreno per separare i chicchi di grano dalla paglia. Il suono ritmico degli zoccoli, la polvere dorata che si alza nell’aria e i canti popolari che accompagnano l’azione creano un’atmosfera sospesa, capace di restituire la fatica e la gioia della vita rurale di un tempo. Un Viaggio nel Sud del Lazio tra Cultura e Territorio Per chi si trova nel Lazio meridionale durante il periodo estivo, assistere alla Sagra delle Regne offre un’opportunità di turismo culturale di alto livello. È l’occasione ideale per scoprire Minturno oltre la sua nota frazione marina (Scauri) e per addentrarsi nel borgo collinare, dominato dal castello e caratterizzato da vicoli in pietra che si affacciano sul golfo di Gaeta e sulla pianura del Garigliano. Inoltre, la visita può essere facilmente abbinata alla scoperta del vicino Comprensorio Archeologico di Minturnae, che custodisce i resti dell’antica città romana, il teatro antico e un tratto della Via Appia, offrendo una stratificazione storica che rende questa porzione della provincia di Latina una meta imperdibile per gli amanti della storia e dell’antropologia. La Sagra delle Regne dimostra come il patrimonio immateriale del Lazio sia vivo e vibrante, capace di trasformare un antico rito di ringraziamento agricolo in un momento di aggregazione, identità e accoglienza turistica che resiste intatto al passare dei secoli.
Tuscia d’estate: 3 eventi imperdibili nella provincia di Viterbo

La provincia di Viterbo si conferma una delle mete più affascinanti per il turismo di prossimità nel Lazio. La Tuscia, terra ricca di storia etrusca, borghi medievali e tradizioni radicate, offre durante la stagione estiva un calendario fitto di appuntamenti. Tra eccellenze gastronomiche uniche nel loro genere e fioriture spettacolari che richiamano paesaggi da cartolina, la Tuscia sa come stupire i visitatori che cercano un’alternativa di qualità al caos della capitale. Esploriamo tre appuntamenti storici e di grande richiamo nella provincia viterbese: la Sagra del Melone a Pescia Romana, la Festa della Lavanda a Tuscania e la Sagra dei Maccaroni Canepinesi a Canepina. Pescia Romana e la celebrazione del Melone Nel territorio comunale di Montalto di Castro, la frazione di Pescia Romana è da anni il punto di riferimento per la valorizzazione di uno dei prodotti ortofrutticoli più apprezzati dell’estate: il melone. La Sagra del Melone di Pescia Romana nasce con l’intento di promuovere un’eccellenza agricola locale che beneficia della vicinanza al mare e di un terreno particolarmente fertile. L’evento rappresenta un momento di incontro cruciale per l’economia agricola della zona e un’attrazione per i turisti che affollano la costa tirrenica. Durante la manifestazione, il melone viene proposto sia in purezza sia all’interno di combinazioni gastronomiche tradizionali e innovative. Oltre alle degustazioni presso gli stand, la sagra è storicamente arricchita da mercatini dell’artigianato, mostre d’auto e trattori d’epoca, spettacoli musicali e attività pensate per le famiglie, consolidando il legame tra agricoltura, turismo e intrattenimento. La Festa della Lavanda a Tuscania: un angolo di Provenza nel Lazio Per gli amanti della natura e della fotografia, la Festa della Lavanda a Tuscania è diventata un appuntamento irrinunciabile. Tuscania, splendido borgo medievale famoso per le sue basiliche romaniche (San Pietro e Santa Maria Maggiore), si tinge di viola grazie alla coltivazione della lavanda, una realtà agricola che nel corso degli ultimi decenni ha trovato in questa parte della Tuscia un habitat ideale. La manifestazione celebra il periodo della raccolta attraverso percorsi guidati, mercatini tematici nel centro storico e la possibilità di visitare i campi in fiore nelle campagne circostanti. I visitatori possono scoprire la filiera di trasformazione della pianta: dalla distillazione per ottenere oli essenziali, fino all’impiego nella cosmesi e nella gastronomia locale (come gelati e biscotti aromatizzati). I paesaggi mozzafiato, caratterizzati dai filari viola che si stagliano contro il profilo delle torri medievali di Tuscania, offrono scenari ideali per scatti fotografici suggestivi e di grande impatto visivo. Canepina e la tradizione dei Maccaroni Spostandosi verso l’area dei Monti Cimini, il borgo di Canepina custodisce una delle tradizioni culinarie più antiche e protette del Lazio: il maccaroone (noto anche come fieno canepinese). La Sagra dei Maccaroni Canepinesi è l’occasione perfetta per scoprire questa pasta all’uovo unica, caratterizzata da una sfoglia sottilissima, tagliata in modo estremamente fine. La ricetta, tramandata di generazione in generazione, prevede una preparazione rigorosamente manuale. La particolarità del “fieno” risiede nella sua consistenza, capace di assorbire i condimenti in modo straordinario; la tradizione locale vuole che venga condito principalmente con un ricco sugo a base di carne tritata (il tipico ragù) e una spolverata di pecorino. Durante i giorni della festa, le caratteristiche “cantine” del paese (antichi locali scavati nel tufo o nella roccia) aprono le porte al pubblico, offrendo un’esperienza conviviale autentica, immersa nel patrimonio storico e architettonico del paese. Perché visitare la Tuscia viterbese Questi tre eventi dimostrano come la provincia di Viterbo riesca a coniugare anime diverse: la vocazione marittima e agricola di Pescia Romana, l’estetica e la cultura d’impresa legata alla terra di Tuscania, e l’artigianalità culinaria dell’entroterra montano di Canepina. Per chi desidera scoprire il Lazio autentico, un viaggio tra queste manifestazioni rappresenta l’itinerario perfetto per unire il piacere del palato alla bellezza dei paesaggi.
L’Oro della Tuscia

Il borgo medievale di Canepina, incastonato tra i boschi dei Monti Cimini nella Tuscia viterbese, torna a celebrare il suo patrimonio enogastronomico più prezioso. Dal 4 al 6 luglio 2026 si svolge la tradizionale Sagra dei Maccaroni Canepinesi, la manifestazione dedicata al piatto principe della cucina locale, universalmente conosciuto e apprezzato anche con il nome di “fieno canepinese”. L’evento, organizzato con il patrocinio delle istituzioni locali e della Pro Loco, rappresenta uno degli appuntamenti più attesi dell’estate laziale, capace di coniugare la tutela delle antiche ricette del territorio con la valorizzazione culturale del centro storico. Il “Fieno”: Una Lavorazione Unica Il maccarone di Canepina non è una comune pasta all’uovo. La sua unicità risiede nella straordinaria finezza e leggerezza della sfoglia, una caratteristica che conferisce al piatto una consistenza setosa e la peculiare proprietà di “sciogliersi in bocca”. La ricetta tradizionale prevede l’utilizzo di ingredienti semplici e rigorosi: un uovo intero ogni 100 grammi di farina. La vera magia risiede tuttavia nella tecnica di lavorazione, tramandata di generazione in generazione dalle donne del paese: Il Menù della Sagra e le Varianti Tipiche Durante i tre giorni della manifestazione, gli stand gastronomici allestiti negli spazi pubblici del borgo (tradizionalmente concentrati nell’area di Piazzale Primo Maggio) aprono la sera a partire dalle ore 19:30. I visitatori hanno la possibilità di degustare i maccaroni conditi secondo le tre varianti storiche autorizzate e protette dalla tradizione locale: Oltre ai primi piatti, l’offerta include una selezione di secondi piatti della cucina viterbese, contorni ortofrutticoli di stagione e i tipici dolcetti locali, il tutto accompagnato dai vini del territorio. Cultura, Territorio e Intrattenimento La Sagra dei Maccaroni Canepinesi non è soltanto un percorso dei sensi, ma una manifestazione a tutto tondo volta a far scoprire l’anima del borgo. Parallelamente alle aperture delle cucine e della fiera-mercato dell’artigianato tipico, il programma del fine settimana include una serie di attività culturali e ricreative. I visitatori possono partecipare a visite guidate ed escursioni nel centro storico, alla scoperta delle chiese medievali, dei palazzi storici e dei punti panoramici che offrono una visuale privilegiata sulla valle del Tevere. Le serate sono inoltre animate da un palinsesto di spettacoli dal vivo, concerti di band musicali e intrattenimento per bambini, che trasformano le storiche piazze del paese in aree di convivialità e festa collettiva. Un’occasione per vivere l’identità più autentica della Tuscia viterbese.
Tradizioni gastronomiche nella Tuscia: a Sipicciano si accendono i riflettori sulla Festa del Fiore di Zucca

Il territorio della Tuscia viterbese si conferma uno dei fulcri principali della tradizione culinaria e delle manifestazioni all’aperto nel Lazio. Da venerdì 12 a domenica 14 giugno 2026, la località di Sipicciano, frazione del comune di Graffignano in provincia di Viterbo, ospita una nuova edizione della Festa del Fiore di Zucca. L’evento, focalizzato interamente sulla valorizzazione di questa specifica materia prima agricola, si svolge nel contesto naturale del Parco Poggio del Castagno, un’area verde attrezzata che si presta ad accogliere flussi di visitatori e amanti delle sagre stagionali. La manifestazione è organizzata dall’associazione locale “Amici del Poggio” ed è patrocinata dal Comune di Graffignano. L’obiettivo primario dell’iniziativa consiste nel preservare e promuovere le ricette tipiche del comprensorio, fondate sull’utilizzo di ingredienti freschi e produzioni caratteristiche della campagna laziale. Il fulcro dell’evento: l’offerta enogastronomica Il nucleo centrale della manifestazione è rappresentato dagli stand culinari allestiti all’interno del parco. I flussi operativi della cucina e l’apertura delle aree dedicate alle cene hanno inizio a partire dalle ore 19:30 di ciascuna delle tre giornate (venerdì, sabato e domenica). L’offerta gastronomica si articola su una gamma di piatti legati alla tradizione del posto, alternando preparazioni fritte a primi piatti di pasta fresca. I fiori di zucca classici e ripieni I fiori di zucca vengono puliti e lavorati sul momento per essere proposti principalmente in versione fritta, mantenendo intatta la fragranza e la consistenza della pastella. Il menu offre diverse varianti di ripieno per soddisfare differenti palati: I primi piatti e le specialità locali Oltre alla consumazione del fiore di zucca come elemento singolo o contorno, le cucine della sagra integrano il prodotto all’interno di primi piatti basati sui formati di pasta della tradizione italiana: Programma di intrattenimento e convivialità La Festa del Fiore di Zucca non esaurisce la propria offerta nella sola componente alimentare, ma include un programma integrato di intrattenimento per favorire la socializzazione e la permanenza degli ospiti all’interno del parco. Tutte le tre serate della manifestazione sono animate da performance di musica dal vivo eseguite da formazioni del territorio. I concerti e i momenti musicali si sviluppano in contemporanea con l’orario delle cene all’aperto, offrendo una colonna sonora che spazia tra i generi della musica da ballo e del repertorio d’ascolto, adatta a un pubblico eterogeneo composto da famiglie, residenti e turisti provenienti dalle aree limitrofe del Lazio e dell’Umbria. Informazioni logistiche e geografiche Sipicciano sorge in una posizione geografica strategica nella Tuscia orientale, a breve distanza dal confine con la regione Umbria e dalla valle del Tevere. L’area dell’evento, il Parco Poggio del Castagno, è dotata di spazi idonei per il parcheggio dei veicoli e la sosta dei visitatori.
Merende Estive Fai-da-Te: Fresche, Veloci e Sane per Grandi e Piccini

Con l’arrivo del caldo estivo, l’appetito dei più piccoli tende a calare, mentre aumenta il bisogno di idratazione e freschezza. Spesso si cede alla tentazione di proporre snack confezionati, che tuttavia possono risultare ricchi di zuccheri raffinati e conservanti. Preparare in casa delle merende estive è la soluzione ideale: richiede pochissimo tempo, permette di controllare la qualità degli ingredienti e garantisce il giusto apporto di vitamine e sali minerali. Ecco una selezione di idee sfiziose, facili e sicure, divise tra snack freschi e bevande dissetanti. 1. Snack Freschi e Fruttati La frutta di stagione è la regina indiscussa dell’estate. Per renderla accattivante anche per i bambini, basta cambiare la modalità di presentazione. Ghiaccioli di Frutta 100% Naturale I ghiaccioli industriali sono spesso una miscela di acqua, coloranti e sciroppo di glucosio. Per una versione casalinga e salutare, basta frullare la frutta fresca matura (come fragole, pesca, melone o anguria) con un goccio di acqua o di succo di limone. Spiedini di Frutta Arcobaleno Tagliare la frutta a cubetti e infilarla su bastoncini di legno (avendo cura di eliminare le punte acuminate se destinati a bambini molto piccoli) trasforma la merenda in un gioco. 2. Merende Nutrienti a Base di Yogurt Lo yogurt è un’ottima fonte di calcio e proteine, perfetto per spezzare la fame senza appesantire. I “Drop” di Yogurt Congelati Si tratta di piccoli bottoncini di yogurt che si sciolgono in bocca, freschissimi e divertenti da mangiare. Yogurt Bark (La “Corteccia” di Yogurt) Un’alternativa scenografica ai classici gelati. 3. Alternative Salate e Veloci Non tutti i bambini amano il dolce, soprattutto quando fa caldo. Ecco un’opzione salata, fresca e ricca di acqua. Barchette di Cetriolo o Sedano con Formaggio Fresco I cetrioli e il sedano sono tra gli ortaggi più ricchi di acqua e sali minerali, perfetti per combattere la disidratazione. 4. Bevande Dissetanti e Idratanti Accanto al cibo, l’idratazione gioca un ruolo fondamentale in estate. Sostituire i succhi di frutta confezionati o le bibite gassate con varianti casalinghe riduce drasticamente l’apporto di zuccheri superflui. Limonata Classica Fatta in Casa La limonata è il rimedio tradizionale per eccellenza contro la calura, grazie al potere rinfrescante e digestivo del limone. Acqua aromatizzata alla Frutta Se i bambini faticano a bere la semplice acqua, l’acqua aromatizzata rappresenta un’ottima alternativa visivamente invitante e delicatamente profumata. Note di Sicurezza per i Più Piccoli