Nel Lazio è in corso l’iter per approvare una legge regionale che consentirà di trasformare cantine, seminterrati e garage in abitazioni, uffici o locali commerciali, anche per uso turistico come bed & breakfast. L’obiettivo dichiarato è promuovere la rigenerazione urbana, ridurre il consumo di suolo e recuperare spazi edilizi attualmente inutilizzati.
Secondo la proposta avanzata da Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati, spazi normalmente inutilizzati potrebbero diventare abitativi grazie a interventi che modificano le altezze dei locali, praticano aperture nei muri per garantire luce e aria, e derogano agli standard edilizi ordinari. Ma non mancano criticità pesanti sul piano della sicurezza e della sostenibilità.
Sul fronte tecnico, si prevede l’adozione di misure come isolamento termico, risparmio idrico, uso di energie rinnovabili e edilizia sostenibile. Tuttavia, queste prescrizioni possono essere disapplicate se risulta impossibile metterle in atto per motivi tecnici. Nella pratica, ciò apre spazio a deroghe ampie che riducono l’efficacia delle norme ambientali pensate per tutelare cittadini e territorio.
Un altro punto delicato riguarda il rischio idrogeologico. La legge esclude immobili situati in aree a rischio, ma introduce un meccanismo “automatico” di attivazione se il comune non interviene entro sei mesi. In una regione con frequenti fenomeni di allagamento e terreni instabili, questo automatismo può esporre le persone a situazioni pericolose senza garanzie adeguate.
Inoltre, la proposta sostiene che il reperimento di parcheggi pertinenziali può essere superato tramite monetizzazione: i proprietari versano una somma al comune, che dovrà farsi carico della realizzazione dei posti auto. Tuttavia, se l’immobile trasformato era prima un garage, non può accedere a questa deroga, aggravando ulteriormente la carenza di posti auto nelle aree urbane, soprattutto nella Capitale.
Critici del progetto, esponenti del PD e associazioni ambientali puntano invece l’attenzione su rischi concreti: permettere l’uso abitativo di ambienti che nascono vuoti di funzione – spesso privi di ventilazione, luce naturale o necessari accorgimenti antisismici – può mettere a repentaglio la salute delle persone. Tra le preoccupazioni più citate, emerge quella del gas Radon, altamente presente nel Lazio, la cui misurazione rimane vagamente regolata nel disegno di legge.
Ulteriore preoccupazione riguarda il piano abitativo: la proposta non richiede titoli edilizi preliminari per locali abusivi, basta l’istanza di sanatoria. Secondo i tecnici regionali, questa modalità rischia di favorire recuperi senza garanzie normative, consentendo la legittimazione di habitat inidonei.
Pur evocando maggiore qualità della vita e rilancio delle aree degradate, il provvedimento ha anche il rischio di incentivare affitti precari: con locali trasformati, senza controllo adeguato, proprietari potrebbero affittare spazi inadeguati a studenti, immigrati o turisti.
In conclusione, il testo di legge mira a ridare vita a spazi marginali, favorendo la rigenerazione urbana a costo zero. Ma critica dura solleva dubbi sulle ricadute in termini di salute, sicurezza e vivibilità. Se approvata, la norma segnerà un passo significativo nella filosofia urbanistica della Regione Lazio: favorire il riuso a ogni costo. Serve però vigilanza attenta sul rispetto delle regole tecniche, l’esclusione delle aree a rischio e l’effettiva tutela del diritto all’abitare in sicurezza.









