Nel cuore della Tuscia viterbese, sorge Chia, una piccola frazione appartenente al comune di Soriano nel Cimino, in provincia di Viterbo. Questo borgo del Lazio si erge su uno sperone di roccia tufacea, inserito in una profonda area boscosa, definendo un panorama tipico del paesaggio vulcanico dell’alto Lazio. Pur rimanendo distante dalle principali rotte turistiche di massa, Chia custodisce un patrimonio storico, naturalistico e archeologico di notevole rilevanza, strettamente legato a figure culturali del Novecento italiano.
L’elemento architettonico più significativo del territorio è la Torre di Chia, nota storicamente anche come parte del nucleo fortificato del castello di Colle Casale. La struttura difensiva originaria risale al XIII secolo e si caratterizza per una peculiare pianta pentagonale e un’altezza complessiva di 42 metri. Nel corso della storia, il castello e le proprietà limitrofe passarono sotto il controllo di diverse famiglie nobiliari e istituzioni, tra le quali gli Orsini, la Camera Apostolica, i Lante della Rovere e i Borghese.
L’interesse contemporaneo verso questo monumento è legato all’opera e alla biografia del regista e scrittore Pier Paolo Pasolini. Pasolini scoprì l’area nella primavera del 1964, individuando nelle gole del torrente Castello il set cinematografico ideale per girare alcune sequenze del suo film Il Vangelo secondo Matteo, in particolare la scena del battesimo di Gesù. Il forte legame con il paesaggio lo spinse, nel 1970, ad acquistare i ruderi del castello di Colle Casale e la stessa torre medievale, avviando un attento intervento di restauro delle strutture interne ed esterne.
All’interno del perimetro murario, il regista fece realizzare una residenza-studio integrata nell’ambiente circostante, caratterizzata dall’uso della pietra locale e da grandi pareti vetrate, un progetto architettonico alla cui concezione collaborò anche lo scenografo Dante Ferretti. In questa dimora di campagna isolata, Pasolini visse e lavorò a lungo durante gli ultimi anni della sua vita, componendo parti importanti delle sue ultime opere, come le Lettere luterane e il romanzo rimasto incompiuto Petrolio.
Ai piedi della rupe su cui si staglia la fortificazione ghibellina si sviluppa un’area naturale protetta, oggi gestita e accessibile tramite percorsi escursionistici tracciati: il Parco delle Cascate di Chia o del Fosso Castello. L’ambiente è dominato da una fitta vegetazione idrofila e da specie boschive tipiche della macchia mediterranea e dei climi collinari della Tuscia, come il cerro e la roverella. Il torrente Castello compie in questo tratto una serie di salti idrici naturali su pareti vulcaniche levigate, originando formazioni e bacini d’acqua noti come le cascate di Chia.
Lungo la sponda del corso d’acqua, i sentieri del parco conducono ai resti archeologici di due antichi mulini idraulici medievali. Le strutture, storicamente destinate l’una alla molitura del grano e l’altra alla spremitura delle olive per la produzione dell’olio, sfruttavano l’energia cinetica del torrente e sono rimaste attive fino agli anni Cinquanta del Novecento. Oggi l’area conserva i ruderi murari e alcune delle antiche macine in pietra, progressivamente circondate dalla vegetazione boschiva.
Il territorio circostante Chia presenta inoltre evidenti tracce di frequentazione di epoca pre-romana. Nei boschi e lungo i costoni di tufo limitrofi sono documentati insediamenti e aree sepolcrali ascrivibili alla civiltà etrusca, comprese necropoli e antiche vie scavate nella roccia. Tra le testimonianze rupestri si segnalano i blocchi di tufo lavorati noti come “pestarole”, vasche scavate direttamente nella pietra vulcanica e utilizzate in antichità per attività produttive agro-pastorali.
Attualmente, l’area monumentale e naturalistica è visitabile attraverso itinerari escursionistici regolamentati che uniscono la memoria storica della presenza di Pasolini alle evidenze archeologiche e botaniche radicate nel paesaggio della Tuscia.









