La riforma dell’assistenza territoriale nel Lazio ha raggiunto nel marzo 2026 una fase cruciale di consolidamento. L’obiettivo della Regione è lo spostamento del baricentro delle cure dall’ospedale al territorio, garantendo una presa in carico globale del paziente, specialmente se cronico o fragile, direttamente nel proprio distretto di residenza. Questo modello si basa su tre pilastri fondamentali: le Case della Comunità, le Centrali Operative Territoriali e gli Ospedali di Comunità.
1. La Rete delle Case della Comunità
Le Case della Comunità (CdC) rappresentano il punto di accesso fisico e unitario per i cittadini. Al 2026, la rete regionale prevede la piena operatività di strutture distribuite capillarmente su tutte le ASL (da Roma 1 a Roma 6, fino alle province di Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone).
Queste strutture non sono semplici poliambulatori, ma centri multidisciplinari dove operano medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di famiglia, specialisti ambulatoriali e assistenti sociali. La continuità assistenziale è garantita dalla presenza di servizi diagnostici di base (ecografi, elettrocardiogrammi, esami del sangue rapidi) che permettono di gestire patologie a bassa complessità senza gravare sui Pronto Soccorso degli ospedali per acuti.
2. Centrali Operative Territoriali (COT) e Telemedicina
Il vero “cervello” della nuova assistenza territoriale nel 2026 è rappresentato dalle Centrali Operative Territoriali. Il loro ruolo è il coordinamento della presa in carico del paziente tra i diversi setting assistenziali: ospedale, territorio e domicilio.
Nel corso dell’ultimo anno, la Regione Lazio ha integrato nei flussi delle COT i nuovi sistemi di Telemedicina. Grazie a una piattaforma regionale unica, è oggi possibile il monitoraggio a distanza dei parametri vitali per i pazienti affetti da patologie croniche (come diabete, BPCO e scompenso cardiaco). Questo investimento tecnologico ha permesso di ridurre drasticamente le riospedalizzazioni inappropriate, permettendo al personale sanitario di intervenire preventivamente in caso di alterazione dei valori monitorati.
3. Ospedali di Comunità e Cure Intermedie
Per i pazienti che necessitano di un’assistenza sanitaria a media o bassa intensità clinica e per degenze di breve durata (generalmente non superiori ai 20-30 giorni), la Regione ha completato l’attivazione degli Ospedali di Comunità. Queste strutture colmano il vuoto tra il ricovero ospedaliero per acuti e il rientro a casa, fungendo da strutture di “cure intermedie”. Sono a gestione prevalentemente infermieristica, con la responsabilità clinica affidata ai medici di medicina generale o a medici di struttura, garantendo un ambiente più protetto e vicino alla famiglia rispetto ai grandi poli ospedalieri.
4. Stanziamenti e Risorse Umane
Il finanziamento dell’assistenza territoriale per l’annualità 2026 poggia su un mix di fondi PNRR (Missione 6 Salute) e risorse del Fondo Sanitario Regionale. La cifra complessiva destinata al potenziamento del territorio supera i 950 milioni di euro.
Un aspetto determinante è l’investimento sul personale. La Regione ha attivato procedure per l’arruolamento di nuove figure professionali, in particolare gli Infermieri di Famiglia e Comunità (IFeC), il cui rapporto con la popolazione è stato calibrato per garantire una copertura di almeno 1 infermiere ogni 3.000 abitanti. Questa figura è essenziale per l’assistenza domiciliare integrata (ADI), che nel Lazio punta a raggiungere l’obiettivo ministeriale di prendere in carico almeno il 10% della popolazione over 65 entro la fine del 2026.
5. Impatto sui cittadini
L’integrazione tra servizi sanitari e servizi sociali è l’ultimo tassello della riforma. All’interno delle Case della Comunità, la presenza di sportelli sociali permette di affrontare non solo il bisogno clinico, ma anche le problematiche legate all’isolamento o alla povertà, che spesso aggravano le condizioni di salute.









