Il Moai di Vitorchiano: Storia, Tecnica Costruttiva e Origine del Monolito della Tuscia

Nel panorama dei monumenti insoliti presenti sul territorio italiano, il Moai di Vitorchiano (Viterbo) rappresenta un caso di eccezionale rilevanza antropologica e tecnica. Non si tratta di una riproduzione artistica moderna eseguita da maestranze locali o di un’imitazione decorativa, bensì dell’unico esempio documentato di scultura Moai monumentale in pietra realizzata da nativi dell’Isola di Pasqua (Rapa Nui) al di fuori del loro territorio d’origine nell’Oceano Pacifico.

L’opera è stata eseguita rispettando i canoni formali e rituali della tradizione rapanui, stabilendo un legame diretto tra la civiltà polinesiana e l’artigianato lapideo della Tuscia laziale.

📺 L’origine del progetto e il contesto storico (1990)

La genesi del Moai di Vitorchiano risale al 1990 ed è legata a un’iniziativa di carattere divulgativo e filantropico. In quell’anno, una delegazione di abitanti dell’Isola di Pasqua giunse in Italia per promuovere una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi finalizzata al restauro e alla conservazione dei Moai originali presenti sull’isola, minacciati dal progressivo deterioramento causato dagli agenti atmosferici e dall’erosione.

Il progetto fu supportato dalla televisione pubblica italiana all’interno del programma della Rai “Alla ricerca dell’Arca”, ideato e condotto dal giornalista Mino D’Amato. Per dare visibilità alla causa e dimostrare la persistenza delle antiche competenze artigianali della popolazione nativa, fu pianificata la creazione sul suolo italiano di una nuova scultura monumentale.

Il comune di Vitorchiano venne identificato come il luogo ideale per ospitare il cantiere a causa delle specifiche caratteristiche geologiche del suo territorio, rinomato per l’estrazione e la lavorazione della pietra vulcanica.

🔨 Caratteristiche tecniche e lavorazione del peperino

La scelta di Vitorchiano fu determinata dalla disponibilità del peperino, una roccia magmatica tipica della zona dei Cimini. Le sue proprietà fisiche presentano notevoli analogie con il tufo vulcanico della cava di Rano Raraku sull’Isola di Pasqua, il materiale storicamente impiegato per la quasi totalità dei Moai originari. Il peperino, pur essendo resistente agli agenti atmosferici, offre una consistenza che si presta alla scolpitura manuale e all’intaglio dettagliato.

La realizzazione dell’opera ha seguito parametri tecnici precisi:

  • La maestranza: La scultura è stata interamente realizzata da una delegazione di undici membri della famiglia indigena Atan (guidata da Juan Atan Paoa), discendenti diretti degli antichi scultori dell’isola.
  • Le tempistiche: A fronte dei lunghi tempi storicamente richiesti sull’isola, la lavorazione a Vitorchiano è stata completata in poco più di tre settimane di serrato lavoro manuale.
  • Gli strumenti: Gli scultori hanno utilizzato attrezzi manuali tradizionali, tra cui piccole asce metalliche e pietre taglienti (con dimensioni variabili dai 7 ai 15 centimetri), escludendo l’impiego di macchinari industriali per la modellazione dei dettagli.

Dal punto di vista dimensionale, il monolito si configura come una struttura imponente: presenta un’altezza complessiva di circa 6 metri e un peso stimato prossimo alle 30 tonnellate.

🗿 Analisi formale e iconografia del monumento

Il monumento rispetta fedelmente la codifica visiva dell’arte monumentale di Rapa Nui. La statua presenta le caratteristiche morfologiche standard del canone stilistico polinesiano:

  1. Il blocco antropomorfo: La figura è rappresentata dal busto in su, troncata immediatamente al di sotto dell’addome, con le braccia aderenti ai fianchi e le mani stilizzate con dita lunghe che si protendono verso il ventre.
  2. I tratti del volto: Il viso è caratterizzato da linee marcate e severe, con una mascella squadrata, labbra serrate e sottili volte verso l’alto, un naso lungo e pronunciato e lobi auricolari fortemente allungati, elemento distintivo della casta dominante storica dell’isola (gli uomini dalle lunghe orecchie).
  3. Il Pukao: Sulla sommità del capo della statua è collocato il pukao, il tipico copricapo o acconciatura cilindrica, scolpito separatamente e posizionato sopra il monolite principale per completare l’opera.

Al termine della lavorazione, la comunità nativa ha eseguito la cerimonia tradizionale del Curanto, un rito propiziatorio che simboleggia la conclusione del lavoro della squadra di scultori e l’attivazione spirituale del monumento come nume tutelare del luogo. Secondo le credenze della tradizione rapanui, una statua consacrata tramite questo rito assume una funzione protettiva verso il territorio che osserva e non dovrebbe mai essere rimossa dalla sua collocazione originaria.

📍 Collocazione e stato attuale

Inizialmente posizionato nella piazza centrale del paese (Piazza Umberto I) durante le fasi finali della trasmissione televisiva, il Moai è stato successivamente trasferito in una collocazione permanente lungo Via della Teverina. La statua è disposta su un basamento in pietra che si affaccia sul belvedere naturale che circonda il borgo medievale di Vitorchiano, dove è tuttora visibile al pubblico come testimonianza di uno storico interscambio culturale ed etnografico.

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