A Manziana torna la Sagra dell’Arrosticino

L’estate laziale entra nel vivo e, come da tradizione, i borghi della provincia si preparano a ospitare appuntamenti gastronomici e culturali di grande richiamo. Tra gli eventi più attesi di questo fine settimana spicca senza dubbio la Sagra dell’Arrosticino a Manziana, in provincia di Roma. L’iniziativa, in programma da venerdì 17 a domenica 19 luglio 2026, promette di trasformare il comune a ridosso del lago di Bracciano in un punto di ritrovo ideale per gli amanti del buon cibo, della convivialità e dell’intrattenimento all’aria aperta. L’organizzazione dell’intera manifestazione è curata con passione e impegno dal Rione Piazza, una delle realtà associative storiche del territorio, che da anni si adopera per valorizzare la socialità locale e offrire a residenti e visitatori momenti di svago e condivisione. Sapori autentici e birra artigianale Il cuore pulsante della tre giorni sarà, ovviamente, la proposta culinaria. Protagonisti assoluti dell’evento sono gli arrosticini, i celebri spiedini di carne di pecora tagliata a cubetti, cotti rigorosamente alla brace sui caratteristici bracieri allungati (comunemente chiamati “canaline”). Questa pietanza, pur essendo originaria della tradizione abruzzese, ha saputo conquistare un posto d’onore nelle abitudini gastronomiche del Lazio, diventando un vero e proprio simbolo delle serate estive all’aperto. Gli stand gastronomici allestiti dal Rione Piazza garantiranno una cottura ottimale e costante per soddisfare il palato dei presenti. Ad accompagnare gli arrosticini ci sarà una selezione di birre artigianali, pensate per esaltare il sapore intenso della carne ovina e offrire un fresco ristoro nelle calde serate di luglio. Intrattenimento, giochi e tradizione Oltre all’aspetto puramente gastronomico, la Sagra dell’Arrosticino si propone come una festa popolare a tutto tondo, adatta a un pubblico di tutte le età. Il programma delle tre serate prevede infatti una serie di attività ricreative pensate per coinvolgere attivamente i partecipanti: Un’occasione per scoprire Manziana La Sagra dell’Arrosticino rappresenta anche un’eccellente opportunità per fare una gita fuori porta e scoprire le bellezze naturali e storiche di Manziana. Situata in una posizione collinare privilegiata, la cittadina è famosa per la vicina Faggeta di Monte Raschio (patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO) e per il monumento naturale della Caldara di Manziana, un’area d’interesse geologico caratterizzata da emissioni gassose e acque sulfuree. Abbinare una passeggiata pomeridiana tra i boschi o nel centro storico a una cena a base di arrosticini e birra artigianale sotto le stelle è la formula perfetta per vivere appieno il fine settimana del 17, 18 e 19 luglio 2026.
I sapori della Tuscia: torna il Festival dell’Aglio Rosso a Proceno

Il fine settimana del 18 e 19 luglio 2026 accende i riflettori su uno dei borghi più caratteristici dell’Alta Tuscia viterbese: Proceno. Sabato e domenica il piccolo comune laziale ospita una nuova edizione del Festival dell’Aglio Rosso, un appuntamento interamente dedicato alla valorizzazione di una delle eccellenze agroalimentari più importanti, identitarie e storiche dell’intero territorio regionale. L’evento rappresenta un’occasione per scoprire la ricchezza gastronomica e culturale della provincia di Viterbo, celebrando un prodotto che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Lazio, oltre a essere iscritto nell’elenco dell’Arca del Gusto di Slow Food e tutelato come Denominazione Comunale (De.Co.). Un’eccellenza PAT nel cuore dell’Alta Tuscia L’Aglio Rosso di Proceno non è un semplice ingrediente, ma il risultato di una lunghissima selezione operata nel corso dei secoli dagli agricoltori locali. La sua coltivazione si concentra storicamente nel territorio del Comune di Proceno e in una ristretta area limitrofa del Comune di Acquapendente. La semina avviene tradizionalmente nei mesi invernali, tra dicembre e febbraio, mentre la raccolta si concentra tra i mesi di giugno e luglio, rendendo le giornate di metà estate il momento ideale per consumare e celebrare il prodotto fresco. Da un punto di vista morfologico, il bulbo si presenta con dimensioni medie, bulbilli corti e tozzi, e una tunica esterna caratterizzata dalle inconfondibili sfumature di colore rosso. A distinguere questa varietà sono soprattutto le proprietà organolettiche: un profumo intenso e persistente unito a un sapore forte, deciso e piacevolmente piccante. I riferimenti storici legati a questa coltivazione sono antichissimi, documentati già in testi storici risalenti al XV e XVI secolo riguardanti l’area di Bolsena e della Val di Lago, a testimonianza di un legame indissolubile con l’economia rurale e la storia della Tuscia. Oggi, a ulteriore tutela di questa biodiversità, il territorio fa parte del Biodistretto del Lago di Bolsena. Il programma gastronomico e le ricette contadine Al centro del Festival dell’Aglio Rosso di Proceno si trova, naturalmente, l’aspetto enogastronomico, curato attraverso l’allestimento di stand dedicati e degustazioni volte a valorizzare la versatilità del prodotto nella cucina tradizionale. Il percorso culinario proposto durante il fine settimana del 18 e 19 luglio offre una panoramica delle ricette tipiche della tradizione contadina locale. Tra i piatti principali in programma e pronti per essere degustati dai visitatori spiccano: Inoltre, i produttori locali presentano il prodotto nella sua veste più classica e artigianale, ovvero confezionato a mano nelle tradizionali trecce, acquistabili direttamente durante le giornate di festa. Cultura, territorio e turismo slow Il festival non si limita alla sola offerta gastronomica, ma si configura come un vero e proprio invito al turismo lento e alla scoperta del patrimonio storico locale. Proceno è un piccolo borgo medievale arroccato sulle colline viterbesi, che conserva intatta la sua struttura antica. Oltre alle aree dedicate al cibo e alla ristorazione all’aperto, il programma delle due giornate prevede iniziative culturali volte a intrattenere e informare i visitatori. Sono previste visite guidate all’interno del centro storico medievale, momenti di animazione e intrattenimento musicale per le vie del paese e incontri di approfondimento dedicati alla biodiversità, all’agricoltura sostenibile e alla tutela dei prodotti tipici. L’evento si conferma così come un appuntamento imperdibile per gli amanti del buon cibo e per chiunque desideri esplorare le tradizioni più autentiche della campagna laziale.
Open day il 16 luglio per scoprire i corsi post diploma

Un’occasione gratuita per conoscere da vicino i percorsi ITS dedicati al verde, al management agroalimentare e al marketing del Made in Italy, con stage in azienda e concrete opportunità di inserimento nel mondo del lavoro. Per molti studenti che hanno appena conseguito il diploma, l’estate rappresenta il momento delle decisioni più importanti per il proprio futuro. Oltre al tradizionale percorso universitario o all’ingresso diretto nel mondo del lavoro, esiste una terza opportunità che negli ultimi anni ha conquistato sempre più interesse: gli ITS Academy, percorsi di alta formazione tecnica pensati per rispondere alle esigenze delle imprese e preparare figure professionali altamente specializzate. A Roma, l’ITS Academy Agroalimentare organizza un open day giovedì 16 luglio, offrendo ai futuri studenti la possibilità di conoscere l’offerta formativa del prossimo biennio e ricevere tutte le informazioni utili sui corsi, sulle modalità di accesso e sulle prospettive occupazionali. L’iniziativa si svolgerà presso la sede di via di Vigna Murata 573, con ingresso da via Fulvio Bernardini, e sarà aperta gratuitamente al pubblico. L’ITS Academy propone un modello didattico orientato all’apprendimento pratico, costruito in stretta collaborazione con aziende e professionisti del settore. Il percorso, completamente gratuito, ha una durata di due anni e combina lezioni teoriche, attività di laboratorio, project work e un’importante esperienza sul campo grazie a circa 800 ore di stage svolte direttamente nelle imprese. Al termine del biennio gli studenti conseguono il diploma di Tecnico Superiore, riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e valido anche in ambito europeo. Si tratta di una qualifica sempre più richiesta dal mercato del lavoro, soprattutto nei comparti legati all’innovazione e allo sviluppo sostenibile. L’offerta formativa dell’Academy si articola in tre principali aree di specializzazione. La prima riguarda il settore del verde, dedicato alla progettazione, gestione e manutenzione di parchi, giardini e aree verdi pubbliche e private. I percorsi approfondiscono temi come arboricoltura urbana, sicurezza nei cantieri e servizi ambientali, formando professionisti in un comparto in costante crescita grazie alla crescente attenzione verso la qualità degli spazi urbani e del paesaggio. La seconda area è dedicata al management delle imprese agricole e agroalimentari, con corsi rivolti a chi desidera acquisire competenze nella gestione aziendale, nell’organizzazione delle filiere produttive, nella sostenibilità, nella trasformazione dei prodotti e nel controllo della qualità. Tra i percorsi proposti figurano anche specializzazioni dedicate a specifici comparti produttivi, come quello olivicolo. Completa l’offerta il percorso dedicato alla promozione e valorizzazione agroalimentare, pensato per formare professionisti del marketing digitale, della comunicazione e delle vendite. L’obiettivo è preparare figure capaci di accompagnare le aziende nella promozione dei prodotti agroalimentari italiani, sfruttando strumenti digitali e strategie commerciali innovative. Uno degli elementi distintivi degli ITS Academy è l’approccio fortemente esperienziale. Le classi sono generalmente composte da un numero contenuto di studenti, favorendo un rapporto diretto con i docenti e una didattica basata su esercitazioni pratiche, progetti concreti e attività svolte in collaborazione con le imprese del territorio. Questo modello formativo non si rivolge esclusivamente ai neodiplomati, ma rappresenta una valida opportunità anche per chi desidera aggiornare le proprie competenze o intraprendere un nuovo percorso professionale. L’open day del 16 luglio consentirà ai partecipanti di incontrare lo staff dell’Academy, approfondire i contenuti dei corsi, conoscere le opportunità offerte dagli stage e ricevere chiarimenti sulle procedure di iscrizione. Nel frattempo sono già aperte le preiscrizioni ai percorsi del prossimo biennio, con la possibilità di manifestare il proprio interesse indicando fino a due corsi. Info utili Evento: Open Day ITS Academy Agroalimentare Data: Giovedì 16 luglio 2026 Orario: dalle 10:00 alle 13:00 Luogo: ITS Academy Agroalimentare – Via di Vigna Murata 573, Roma (ingresso da Via Fulvio Bernardini) Ingresso: Gratuito, con iscrizione online A chi è rivolto: Diplomati, neodiplomati e persone interessate a percorsi di alta formazione tecnica Durante l’evento: Presentazione dei corsi, informazioni sugli stage, modalità di accesso, sbocchi professionali e confronto con lo staff dell’Academy.
La Tradizione nel Piatto: Torna la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu

A Ciciliano, caratteristico comune della città metropolitana di Roma Capitale, il mese di luglio si accende nel segno della gastronomia e della memoria comunitaria. Dal 10 al 12 luglio, il borgo ospita uno degli appuntamenti più attesi del territorio: la Sagra del Raviolo Ciciglianegliu. L’evento, interamente dedicato alla valorizzazione del tipico raviolo locale fatto rigorosamente a mano, rappresenta un momento di fondamentale importanza per la salvaguardia delle radici culturali ed enogastronomiche della zona dei Monti Prenestini. Un’Eredità Culinaria Custodita nel Tempo Il cuore pulsante della manifestazione è rappresentato proprio dal raviolo ciciglianegliu. Non si tratta di una semplice pasta ripiena, ma di un vero e proprio simbolo identitario. La produzione di questo piatto segue un disciplinare non scritto, tramandato di generazione in generazione dalle famiglie del paese. La preparazione richiede una maestria artigianale che si esprime fin dalla sfoglia: questa deve essere tirata con pazienza per raggiungere lo spessore ideale, capace di contenere il ricco ripieno senza rompersi durante la cottura. Gli ingredienti utilizzati per la farcitura e per il condimento riflettono l’economia agricola e pastorale della zona, legata a sapori genuini, formaggi locali ed erbe aromatiche. Durante i tre giorni di festa, le sapienti mani delle sfogline locali si mettono all’opera per garantire una produzione che rispetti in tutto e per tutto gli standard della tradizione storica. Il Programma e l’Esperienza nel Borgo La sagra si articola nell’arco di tre serate in cui il centro storico di Ciciliano si trasforma in un grande ristorante a cielo aperto. I visitatori hanno l’opportunità di degustare il raviolo tipico all’interno di un contesto che unisce il piacere del palato alla scoperta del patrimonio architettonico locale. Elementi Cardine dell’Evento: L’affluenza di pubblico, che storicamente coinvolge sia gli abitanti dei comuni limitrofi sia i turisti provenienti da Roma, dimostra come la combinazione tra buon cibo e valorizzazione del territorio sia una formula vincente per il turismo sostenibile e di prossimità. Ciciliano: Una Cornice Ricca di Storia Partecipare alla sagra offre anche l’occasione ideale per scoprire Ciciliano. Situato su una collina che domina le valli circostanti, il paese vanta origini antiche, legate alle popolazioni degli Equi e alla successiva epoca romana. Il centro abitato è dominato dal maestoso Castello Theodoli, una fortezza che testimonia il passato medievale e feudale del borgo. Passeggiare tra i vicoli stretti, le scalinate in pietra e le piazzette del centro storico permette di fare un vero e proprio salto nel tempo, rendendo l’esperienza della sagra un percorso culturale completo che va ben oltre la sola dimensione culinaria. L’Importanza della Filiera Corta e della Comunità Il successo della Sagra del Raviolo Ciciglianegliu risiede nella stretta collaborazione tra i produttori locali, le associazioni del territorio e l’amministrazione comunale. Questo sforzo collettivo garantisce l’impiego di materie prime a chilometro zero, sostenendo l’economia locale e promuovendo un modello di consumo consapevole. Il raviolo diventa così un ambasciatore del territorio, in grado di raccontare, attraverso il suo sapore, la storia, la geografia e l’anima di Ciciliano.
Michele Mari vince il Premio Strega 2026

L’attesa è finita per il mondo delle lettere italiane. Nella serata di mercoledì 8 luglio 2026, la storica cornice di Piazza del Campidoglio a Roma ha ospitato l’atto conclusivo dell’ottantesima edizione del Premio Strega. L’ambìto riconoscimento letterario è stato assegnato a Michele Mari con il suo romanzo I convitati di pietra, pubblicato da Einaudi. L’autore ha ottenuto una netta vittoria conquistando anche il favore delle giurie giovanili, segnando una doppietta memorabile per questa edizione d’anniversario. La classifica della serata finale Lo spoglio dei voti complessivi ha confermato i pronostici della vigilia, delineando una gerarchia chiara all’interno della sestina dei finalisti. Di seguito viene riportato il quadro ufficiale delle preferenze espresse dai giurati: L’opera di Mari ha convinto la platea dei votanti grazie a una struttura narrativa che unisce ironia, introspezione e tinte noir. La trama segue le vicende di un gruppo di ex compagni di scuola che, all’indomani dell’esame di maturità, stringono un patto finanziario ed esistenziale: alimentare un fondo comune che verrà interamente ereditato solo dagli ultimi tre superstiti della classe. Un pretesto che si trasforma in una profonda riflessione sulla memoria e sullo scorrere del tempo. Che cos’è il Premio Strega: storia e tradizione Nato nel secondo dopoguerra, il Premio Strega rappresenta la più prestigiosa competizione letteraria in Italia. Fondato a Roma nel 1947 dalla scrittrice Maria Bellonci e da Guido Alberti, proprietario della storica azienda produttrice del Liquore Strega di Benevento (da cui il premio prende il nome), l’evento nacque con l’obiettivo di rilanciare la cultura e la narrativa nazionale dopo i traumi del conflitto mondiale. Il nucleo originario dei giurati fu battezzato “Amici della Domenica”, un gruppo d’intellettuali, scrittori e artisti che si riunivano periodicamente nel salotto di casa Bellonci per discutere di libri e società. Nel corso dei decenni, l’albo d’oro del premio ha visto trionfare i più grandi nomi della letteratura italiana del Novecento, tra cui Elsa Morante, Alberto Moravia, Giorgio Bassani, Natalia Ginzburg, Primo Levi e Umberto Eco, trasformando la manifestazione in un termometro fondamentale dei gusti e delle tendenze culturali del Paese. Il meccanismo di voto odierno Il Premio Strega mantiene salda la sua tradizione pur essendosi adeguato nel tempo alle nuove dinamiche editoriali. La giuria attuale è profondamente ampliata rispetto ai primi anni e comprende: La competizione si articola tradizionalmente in due fasi principali: una prima selezione in tarda primavera che riduce i candidati alla storica cinquina (diventata eccezionalmente una sestina in questa edizione per includere i piccoli editori ex aequo), e la grande serata finale di inizio luglio a Roma, durante la quale avviene lo spoglio pubblico in diretta televisiva che decreta il vincitore assoluto.
A Tolfa torna la Sagra della Bistecca: il trionfo della carne locale alla brace

Nel cuore dell’estate laziale, il suggestivo borgo collinare di Tolfa, in provincia di Roma, si prepara a ospitare uno degli appuntamenti gastronomici più attesi del territorio: la Sagra della Bistecca. Nelle giornate del 10 e 11 luglio, le storiche vie e le piazze della cittadina faranno da cornice a una manifestazione interamente dedicata alla valorizzazione dei prodotti tipici locali, con un focus assoluto sulla carne di altissima qualità cotta rigorosamente alla brace. L’evento rappresenta un connubio perfetto tra la riscoperta delle tradizioni culinarie del comprensorio dei Monti della Tolfa e la promozione turistica di un territorio ricco di storia, natura e cultura. La valorizzazione della carne locale e della cottura alla brace Il punto di forza indiscusso della Sagra della Bistecca è la provenienza della materia prima. La carne proposta durante la manifestazione proviene infatti da allevamenti locali, una scelta che garantisce una filiera corta, freschezza e un profondo legame con l’ambiente circostante. Il territorio di Tolfa è storicamente vocato alla pastorizia e all’allevamento estensivo, fattori che si riflettono direttamente sulla tenerezza e sul sapore inconfondibile dei tagli di carne selezionati. La preparazione segue le regole d’oro della tradizione culinaria laziale: Lo scenario: lo splendido borgo collinare di Tolfa Oltre all’aspetto prettamente gastronomico, la sagra offre ai visitatori l’opportunità di immergersi nell’atmosfera unica di Tolfa. Situato su un’altura che domina il paesaggio circostante, questo antico borgo conserva intatto il suo fascino medievale, caratterizzato da vicoli caratteristici, palazzi storici e scorci panoramici che spaziano dai monti fino al mare della costa tirrenica. Passeggiare per il centro storico durante le sere del 10 e 11 luglio significa vivere un’esperienza multisensoriale, dove il profumo invitante della carne alla brace si fonde con la freschezza del clima collinare, offrendo una piacevole fuga dalla calura estiva delle aree metropolitane e costiere. Un’occasione per il turismo del territorio La Sagra della Bistecca non è soltanto un momento di aggregazione per gli abitanti del luogo, ma si attesta come un vero e proprio volano per il turismo di prossimità. Manifestazioni di questo tipo attirano regolarmente visitatori da tutta la provincia di Roma e dalle aree limitrofe, desiderosi di trascorrere una serata all’insegna del buon cibo e della convivialità. L’evento si inserisce nel più ampio calendario delle attività estive del comune di Tolfa, volte a far conoscere le eccellenze artigianali (celebre è anche la tradizione della lavorazione del cuoio) e lo straordinario patrimonio naturalistico circostante, ideale per gli amanti del trekking e delle escursioni. Nota per i visitatori: Per godersi appieno l’evento, si consiglia di raggiungere il borgo nelle prime ore della sera, così da poter passeggiare tra le vie del centro prima dell’apertura degli stand gastronomici e ammirare il tramonto dalle caratteristiche terrazze panoramiche di Tolfa.
Nuovo reparto al Pertini

Un nuovo e cruciale tassello si aggiunge al panorama della sanità pubblica della Capitale, con l’obiettivo di potenziare in modo strutturale la rete dell’emergenza e garantire risposte tempestive in un quadrante cittadino caratterizzato da un’altissima densità demografica. Presso l’Ospedale Sandro Pertini di Roma è stata infatti ufficialmente completata e presentata la nuova area di Medicina d’Urgenza. L’intervento, tenutosi alla presenza dei vertici istituzionali della Regione Lazio e della direzione strategica dell’ASL Roma 2, segna una svolta per il presidio ospedaliero di Roma Est, storicamente sottoposto a una forte pressione assistenziale. Il fulcro del progetto risiede nella creazione di uno spazio ad alta tecnologia interamente dedicato alla gestione delle acuzie e dei pazienti critici provenienti dal Pronto Soccorso. Dal punto di vista strutturale, la nuova area si estende su una superficie complessiva di 560 metri quadrati. Questo perimetro è stato interamente riprogettato e allestito per rispondere ai più moderni standard di sicurezza microbiologica, comfort per il paziente e funzionalità per il personale sanitario. La dotazione della nuova Medicina d’Urgenza prevede l’attivazione di 20 posti letto di terapia sub-intensiva. Si tratta di postazioni destinate a una tipologia di utenza particolarmente delicata: pazienti che non necessitano della terapia intensiva vera e propria, ma le cui condizioni cliniche richiedono un monitoraggio costante e continuo dei parametri vitali, un’alta intensità di cure e il ricorso a supporti tecnologici avanzati, come la ventilazione meccanica non invasiva. Questa disponibilità mira a fluidificare i percorsi interni all’ospedale, riducendo i tempi di stazionamento dei pazienti nei corridoi del Pronto Soccorso in attesa di un posto letto nei reparti di degenza ordinaria. Grande attenzione è stata posta sull’aspetto tecnologico e sulla sicurezza degli ambienti. Tra le dotazioni spiccano i sistemi di chiamata d’emergenza integrati, che dispongono di una tecnologia di fonia bidirezionale. Questo dispositivo consente un dialogo immediato e diretto tra il posto letto del paziente e la postazione degli operatori sanitari, ottimizzando i tempi di intervento in caso di urgenza improvvisa. Parallelamente, la sicurezza ambientale è garantita da impianti di condizionamento di ultima generazione progettati per il ricambio continuo dell’aria. Il sistema utilizza speciali filtri HEPA (High Efficiency Particulate Air) ad altissima efficienza, una soluzione tecnica indispensabile all’interno dei contesti ospedalieri per l’abbattimento della carica microbica e la prevenzione rigorosa delle infezioni batteriche aerotrasmesse. La realizzazione di questa nuova area medica si inserisce in un più ampio programma di riqualificazione strutturale dell’Ospedale Sandro Pertini, che ha interessato anche la ristrutturazione della Palazzina C e l’adeguamento alle vigenti normative antisismiche dell’Aula Egidio Sesti. L’intero piano di ammodernamento e ampliamento dei servizi sanitari del presidio è stato reso possibile grazie all’utilizzo dei fondi stanziati nell’ambito del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), lo strumento finanziario volto a implementare e consolidare l’efficienza dei servizi pubblici essenziali sul territorio nazionale. Con questo intervento, la sanità regionale punta a elevare la qualità delle cure d’emergenza nel quadrante orientale di Roma, fornendo al personale medico gli strumenti necessari per operare in condizioni di massima sicurezza e precisione terapeutica.
10 Libri sotto l’Ombrellone

Il profumo della salsedine, il rumore ritmico delle onde e quel leggero vento estivo che sfoglia le pagine al posto nostro: la lettura sotto l’ombrellone è un rito intramontabile. Per questa selezione non servono le ultime novità editoriali né impegnativi tomi da mille pagine. Spazio invece a grandi classici, storie scorrevoli, capolavori della letteratura e letture adatte anche ai più giovani, perfette per rigenerare la mente senza appesantirla. Grandi Classici e Storie Senza Tempo 1. Il vecchio e il mare – Ernest Hemingway Un vero e proprio monumento della letteratura mondiale, ma racchiuso in pochissime pagine. La lotta epica del vecchio pescatore Santiago contro un enorme pesce spada nei mari di Cuba è una metafora intramontabile della tenacia umana, del rispetto per la natura e del coraggio. Una lettura asciutta, profonda e incredibilmente adatta all’atmosfera marina. 2. L’importanza di chiamarsi Ernesto – Oscar Wilde Se cercate leggerezza, arguzia e uno spirito brillantissimo, questa commedia teatrale è la scelta ideale. Wilde mette in scena un perfetto meccanismo di equivoci, scambi di identità e battute fulminanti che ironizzano sulla rigida società vittoriana. Si legge in un paio d’ore e garantisce più di un sorriso sotto il sole. 3. Il grande Gatsby – F. Scott Fitzgerald Il ritratto ruggente, malinconico e affascinante degli anni Venti americani. La storia del misterioso Jay Gatsby e del suo amore impossibile per Daisy si consuma tra feste sfarzose e calde serate estive. La prosa di Fitzgerald è magnetica e il libro, straordinariamente scorrevole, cattura fin dalle prime righe. Gialli, Misteri e Avventure 4. Dieci piccoli indiani – Agatha Christie Il capolavoro assoluto della regina del giallo. Dieci sconosciuti vengono invitati su un’isola deserta da un misterioso ospite. Una volta sul posto, una voce registrata li accusa di gravi colpe e, uno a uno, i presenti iniziano a morire seguendo i versi di una vecchia filastrocca. Un meccanismo narrativo perfetto, un ritmo serrato e un finale impossibile da indovinare. 5. Il bar sotto il mare – Stefano Benni Per chi cerca una lettura frammentata, ideale per i tempi della spiaggia. Benni ci porta in un bar sottomarino dove ogni avventore racconta una storia. Il risultato è una raccolta di racconti surreali, ironici e ricchi di inventiva, capaci di far riflettere e divertire grazie a uno stile unico e a un uso magistrale della lingua italiana. 6. Le avventure di Sherlock Holmes – Arthur Conan Doyle Cosa c’è di meglio di una serie di brevi indagini per riempire i momenti di relax? Questa raccolta contiene alcuni dei casi più celebri del detective di Baker Street e del suo fedele dottor Watson. Trattandosi di racconti autonomi, è possibile interrompere e riprendere la lettura in qualsiasi momento tra un bagno e l’altro. Per Ragazzi (e per chi vuole sognare) 7. Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry Un libro universale, adatto ai ragazzi e fondamentale per gli adulti. Il viaggio del giovane principe tra pianeti bizzarri e l’incontro con l’aviatore nel deserto del Sahara sono un inno all’amicizia, all’amore e alla capacità di guardare il mondo con la purezza dell’infanzia. Breve, poetico e indimenticabile. 8. L’isola del tesoro – Robert Louis Stevenson Il romanzo d’avventura per eccellenza. Mappe misteriose, pirati con una gamba sola, pappagalli e tesori nascosti: la storia del giovane Jim Hawkins e del carismatico Long John Silver ha plasmato l’immaginario collettivo. Perfetto per i ragazzi che vogliono perdersi in un viaggio mozzafiato sui mari. 9. Il visconte dimezzato – Italo Calvino Una delle opere più celebri e accessibili di Calvino, ideale per i lettori più giovani e splendida per gli adulti. Il visconte Medardo di Terralba viene colpito da una palla di cannone e diviso in due metà perfette: una totalmente malvagia e una incredibilmente buona. Una favola ironica e acuta sulla natura umana. 10. Canto di Natale – Charles Dickens Anche se ambientato tra le nevi e le atmosfere invernali di Londra, questo classico intramontabile rappresenta una lettura straordinaria per contrastare la calura estiva. La redenzione dell’avaro Ebenezer Scrooge attraverso la visita dei tre spiriti del Natale è una storia breve, avvincente e ricca di significato, adatta a tutte le età. Tabella Riassuntiva delle Letture Titolo Autore Genere Perché leggerlo Il vecchio e il mare E. Hemingway Classico drammatico Breve, intenso e legato al mare. L’importanza di chiamarsi Ernesto O. Wilde Commedia Dialoghi brillanti e tanto umorismo. Il grande Gatsby F. S. Fitzgerald Dramma psicologico Atmosfera estiva e stile magnetico. Dieci piccoli indiani A. Christie Giallo / Thriller Tensione altissima e ritmo rapido. Il bar sotto il mare S. Benni Satirico / Grottesco Racconti brevi e molto divertenti. Le avventure di Sherlock Holmes A. Conan Doyle Giallo deduttivo Ideale per letture a tappe. Il piccolo principe A. de Saint-Exupéry Favola filosofica Un classico che scalda il cuore. L’isola del tesoro R. L. Stevenson Avventura La più grande storia di pirati di sempre. Il visconte dimezzato I. Calvino Fantastico / Allegorico Scorrevole, arguto e formativo. Canto di Natale C. Dickens Romanzo breve Un capolavoro che cattura a ogni età.
Viterbo nel Tempo: Ludika 1243

Il quartiere medievale di San Pellegrino, a Viterbo, è un gioiello architettonico che già in un normale pomeriggio di sole sembra fermo al Duecento. Ma c’è un momento dell’anno in cui l’illusione diventa assoluta, le lancette della storia tornano indietro di secoli e i vicoli in pietra si popolano di figure d’altri tempi. Nel 2026 l’appuntamento si rinnova: torna Ludika 1243, la manifestazione che trasforma il cuore della città papale in un palcoscenico a cielo aperto dove la storia si fonde con il gioco, l’interazione e la fantasia. Non si tratta della classica e austera rievocazione storica da guardare da dietro una transenna. Il format di Ludika, da sempre, mette al centro lo spettatore, rendendolo parte attiva di un grande racconto collettivo, ideale sia per gli appassionati di cultura medievale sia per le famiglie in cerca di un weekend fuori dal comune. Il Contesto Storico: Perché il 1243? Il nome dell’evento non è un numero scelto a caso. Il 1243 rappresenta un anno cruciale per la storia di Viterbo. Fu l’anno in cui la città subì il celebre assedio da parte delle truppe imperiali di Federico II di Svevia. La resistenza dei viterbesi rimase epica, e la manifestazione celebra proprio quello spirito, ma lo fa attraverso la lente della leggerezza, della cultura e, soprattutto, dell’attività ludica. La genialità dell’evento sta nel saper tradurre la memoria storica in un linguaggio accessibile e pop, capace di affascinare i bambini e stimolare gli adulti attraverso la curiosità. Un Quartiere Trasformato in Teatro a Cielo Aperto Durante i giorni della manifestazione, il quartiere San Pellegrino subisce una metamorfosi. Le piazze principali e i caratteristici vicoli coperti (i tipici profferli viterbesi) diventano lo sfondo per performance artistiche continuative. Un Evento Pop per Famiglie e Appassionati La forza di Ludika 1243 risiede nella sua totale inclusività. Se i puristi della rievocazione possono apprezzare la cura filologica degli abiti e delle armi, i bambini vengono rapiti dalle storie dei cantastorie e dalla possibilità di cimentarsi in giochi di abilità che non richiedono uno schermo digitale. Per qualche ora, la distrazione della tecnologia moderna lascia il posto alla manualità, alla socializzazione e alla meraviglia della finzione scenica. Passeggiare per Viterbo durante l’evento significa imbattersi in un nobile intento a conversare con un cittadino del 2026, o vedere un cavaliere in armatura che spiega a un bambino i segreti del suo scudo. Idee per il Weekend nella Tuscia Partecipare a Ludika 1243 è anche la scusa perfetta per scoprire il resto della città e della Tuscia viterbese. Il percorso all’interno del quartiere San Pellegrino può essere integrato con una visita al celebre Palazzo dei Papi (teatro del primo e più lungo conclave della storia) e alla splendida Cattedrale di San Lorenzo. L’unione tra l’austera bellezza architettonica di Viterbo e la vivacità colorata della manifestazione crea un cortocircuito visivo unico, confermando questo evento come uno dei momenti più originali e coinvolgenti dell’estate nel Lazio.
Il Grano d’Oro di Minturno

Se pensate che le sagre estive siano solo un’occasione per gustare un piatto tipico su una panchina di legno, c’è un angolo nel sud del Lazio pronto a smentirvi. A Minturno, ultimo avamposto della provincia di Latina prima del confine campano, l’estate non si misura solo in stabilimenti balneari e turismo costiero. Qui, da secoli, il cuore della comunità batte per una tradizione agricola e devozionale unica nel suo genere: la Sagra delle Regne. Non si tratta di una semplice festa gastronomica, ma di un vero e proprio viaggio nel tempo legato alla terra, al lavoro dei campi e alla profonda devozione popolare. Cosa sono “Le Regne”? Per capire il valore di questo evento, bisogna partire dal nome. Nel dialetto locale, le “regne” sono i covoni di grano. Un tempo, la mietitura rappresentava il momento più importante dell’anno solare per l’economia contadina: la fine di mesi di fatiche e la garanzia del pane per l’inverno successivo. La Sagra delle Regne, che affonda le sue radici in epoche remote e si lega storicamente ai culti della fertilità e del ringraziamento, è l’atto conclusivo di questo ciclo. La celebrazione si inserisce nel contesto della festa patronale in onore della Madonna delle Grazie, alla quale i contadini offrivano (e offrono tuttora) il primo e migliore raccolto della stagione come segno di gratitudine e per auspicare la benevolenza divina sulle annate future. Il Rituale dello Sgranamento e i Costumi Tradizionali Il culmine della manifestazione si distacca nettamente dalle classiche feste di piazza. Le strade del centro storico di Minturno e l’area del suggestivo Castello Baronale si popolano di figuranti che indossano i costumi tradizionali minturnesi. Questi abiti, ricchi di ricami, tessuti pesanti e dettagli che richiamano la storia sociale del territorio (con influenze che spaziano dal Regno di Napoli alle mode locali dei secoli passati), non sono semplici travestimenti, ma un patrimonio culturale custodito con orgoglio dalle famiglie del posto. Il momento centrale e più spettacolare della festa è la rievocazione della trescatura, ovvero lo sgranamento del grano. Come avviene la trescatura tradizionale: I covoni di grano (le regne, appunto) vengono portati in piazza sui tradizionali carri trainati da buoi. Qui, attraverso il calpestio dei cavalli o l’uso di antichi strumenti agricoli manuali, le spighe vengono battute sul terreno per separare i chicchi di grano dalla paglia. Il suono ritmico degli zoccoli, la polvere dorata che si alza nell’aria e i canti popolari che accompagnano l’azione creano un’atmosfera sospesa, capace di restituire la fatica e la gioia della vita rurale di un tempo. Un Viaggio nel Sud del Lazio tra Cultura e Territorio Per chi si trova nel Lazio meridionale durante il periodo estivo, assistere alla Sagra delle Regne offre un’opportunità di turismo culturale di alto livello. È l’occasione ideale per scoprire Minturno oltre la sua nota frazione marina (Scauri) e per addentrarsi nel borgo collinare, dominato dal castello e caratterizzato da vicoli in pietra che si affacciano sul golfo di Gaeta e sulla pianura del Garigliano. Inoltre, la visita può essere facilmente abbinata alla scoperta del vicino Comprensorio Archeologico di Minturnae, che custodisce i resti dell’antica città romana, il teatro antico e un tratto della Via Appia, offrendo una stratificazione storica che rende questa porzione della provincia di Latina una meta imperdibile per gli amanti della storia e dell’antropologia. La Sagra delle Regne dimostra come il patrimonio immateriale del Lazio sia vivo e vibrante, capace di trasformare un antico rito di ringraziamento agricolo in un momento di aggregazione, identità e accoglienza turistica che resiste intatto al passare dei secoli.